7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Sofia Rondelli.

Ciao Sofia, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratrice?
Sono nata nel 1991 a Pietrasanta, vivo a Massa e prossimamente mi trasferirò a Torino. L’illustrazione è un campo che mi ha destato grande interesse specialmente negli ultimi anni, nonostante la mia formazione sia di stampo pittorico.

Matita o penna grafica?
Assolutamente matita. Adoro il segno grasso, le sporcature, ma anche un segno più preciso, pulito, il gioco di velature o sovrapposizioni di materia. La matita è un ottimo strumento per definire nell’immediato la percezione di un’idea.

Cosa fai quando non disegni?
Leggo moltissimo, cammino in luoghi silenziosi e adoro il cinema d’autore.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Degli acquerelli, il mio taccuino, un libro su Tarkovskij e L’uomo è antiquato di Günther Anders.

Un disegno pesa quanto…
… a volte è più leggera di una parola sussurrata, altre volte gravita nel vuoto come un masso appeso ad un filo sottile.
Prima o poi  si staccherà e quando arriverà il momento, tutta la sua fragile natura sarà finalmente rivelata…

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Mi piacerebbe rendere omaggio a Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, lo scrittore più straordinariamente visionario del Novecento. Si presta bene ai giochi surreali in cui, talvolta, scivola la mia matita.
Per quanto riguarda il poster di un film, vorrei illustrare Stellet Licht di Reygadas. Linee leggere, tratti indefiniti, un accenno alla profondità dreyeriana della fede con una sottotono a caratteri blu.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Ammiro l’incredibile forza ludico-creativa di Francesco Chiacchio.