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valentina russello 07

7am | Valentina Russello

valentina russello 07

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Valentina Russello.

Ciao Valentina, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratrice?
Ciao, mi chiamo Valentina Russello e sogno. Sogno di disegnare da quando ho un anno.
Disegnavo balene viola nel mare ed ero felice, sempre con la mia matita in mano.
Ho letto tanti libri e imparato tante storie. Poi ad un certo punto ho deciso che quelle storie volevo narrarle io, con i miei disegni.
Ho iniziato a fare l’illustratrice per dare una vita ai racconti che c’erano nella mia testa, perchè le storie che scrivevo avevano bisogno di immagini e senza di loro mi sembravano ferme.

Matita o penna grafica?
Penna, inchiostro, pennelli. Il segno che lascio sulla carta è importante per il suono che produce.
Non riesco a pensare di disegnare in digitale. Di solito uso tanto inchiostro nero e ogni segno ha il suo nome.
Sono legata agli strumenti tradizionali quanto un bambino al suo cuscino.
Per me disegnare è imprimere, sempre, segnare un confine tra ciò che era bianco e ciò che, invece, con il segno, viene incluso in un mondo immaginato.

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Cosa fai quando non disegni?
Quando non disegno cucino, leggo, cucio le mie bambole Matsu-o.
E penso ai disegni che vorrei ancora creare, alle storie che potrei raccontare.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Un temperamatite rosso che mi ha regalato un’amica, il pupazzo Charlie che mi segue dall’età di 4 anni, un vocabolario di italiano, dei fumetti giapponesi, una lattina di caramelle con Setsuko, la protagonista del film d’animazione “Una tomba per le lucciole” di Isao Takahata.

Un disegno pesa quanto…
Un disegno pesa quanto noi stessi. Se siamo leggeri, il disegno vola, se pensiamo troppo, il disegno fa fatica a muoversi.
Se siamo felici, il disegno ti dirà che lo siamo e se, invece, siamo delusi, il disegno diventerà nero.
Chi disegna continua a parlare di sé, anche quando non ne aveva l’intenzione. E’ come si avessero due modi per comunicare: uno con le parole e l’altro con i segni.

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Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Solo uno? almeno due: Cecità di Josè Saramago ma anche Il giardino di cemento di Ian McEwan.
Film… Melancholia di Lars von Trier.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Fammi pensare… tre miei amici: Elisa Macellari, Elena Prette, Damiano Groppi.

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co-fondatrice e caporedattrice

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