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The Fashion Duel

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Proteggere e salvaguardare il nostro pianeta dovrebbe diventare una priorità di tutti, ma molto spesso per noia, dimenticanza o poca attenzione non ci si rende effettivamente conto di cosa producano le nostre azioni. Riciclare una bottiglia di vetro, dividere la carta dalla plastica, ormai è diventata consuetudine in molte case italiane, ma purtroppo non basta. Gli oggetti, che ci circondano e che indossiamo hanno da raccontare storie che non vorremmo mai sentire.

Sono stata contattata da Greenpeace per una campagna di sensibilizzazione che mostra le politiche ambientali adottate da 15 case d’alta moda, per scoprire se i loro prodotti di lusso siano o meno contaminati da sostanze tossiche o causa della deforestazione: 25 domande scomode per capire cosa fanno e cosa non fanno per tutelare l’ambiente.

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Politiche per gli acquisti della pelle: per scoprire se la pelle usata dalle case d’alta moda proviene dagli allevamenti di bestiame che deforestano l’Amazzonia (milioni di ettari di foresta vengono tagliati a raso e incendiati).

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Politiche per gli acquisti della carta: per svelare se la carta dei packaging di lusso è prodotta da multinazionali come quelle che in Indonesia distruggono le foreste pluviali e l’habitat delle ultime tigri di Sumatra (stanno mandando al macero il patrimonio delle foreste pluviali, trasformandolo in scatole e sacchetti per i nostri acquisti).

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Produzione tessile: per controllare se la produzione e lavorazione dei tessuti d’alta moda utilizza sostanze tossiche che potrebbero compromettere le risorse idriche globali (In Cina, Messico e altre regioni del Sud del mondo, l’uso di sostanze chimiche tossiche nei cicli produttivi dell’industria tessile compromette gravemente la salute pubblica e le risorse idriche globali).

Oggi 7 febbraio su TheFashionDuel – sulla base delle risposte date al questionario dalle 15 case di alta moda – è stata elaborata una classifica consultabile online, che dà la possibilità agli utenti di partecipare alla campagna di sensibilizzazione chiedendo direttamente alle case d’alta moda di “ripulirsi”.
La sfida è stata lanciata a: Chanel, Valentino, Ermenegildo Zegna, Versace, Trussardi, Salvatore Ferragamo, Dolce & Gabbana, Prada, Roberto Cavalli, Giorgio Armani, Alberta Ferretti, Louis Vuitton, Dior, Hérmes e Gucci. Per sapere cosa hanno detto segui il link.

Visto che qui su Frizzifrizzi parliamo assai poco di marchi mainstream e focalizziamo l’attenzione soprattutto sui piccoli, indipendenti e made in Italy (in un momento storico come questo in cui c’è davvero bisogno di sostenere le realtà locali), senza sapere d’altra parte da dove provengano effettivamente i materiali che utilizzano, sarebbe interessante allargare il discorso anche a loro, magari puntando sull’autocoscienza di chi già fa di tutto per puntare sulla qualità a scapito della quantità.
E’ per questo che ci sentiamo di lanciare anche a loro, seppur senza l’ufficialità del progetto di Greenpeace, la sfida in questione.

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