7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Kaoskrud.

Ciao Kaoskrud, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratore?
Mi chiamo Fabrizio, pseudonimo Kaoskrud, ho 31 anni e vivo ad Albano Laziale, una piccola città a due passi da Roma.
Mi considero un illustratore da poco meno di un anno, anche se ho questa ossessione da sempre, tanto che la stanza dove disegno sembra quella degli schedari di Brazil in versione caotica.
Clinicamente potrei essere definito un vero e proprio accumulatore. Non riesco a buttare nulla, dallo scontrino scarabocchiato bevendo il caffè alla busta paga decorata.

Matita o penna grafica?
Entrambe, ma in momenti diversi. La matita è imprescindibile sia per abbozzare l’idea che per renderla quasi definitiva.
La penna grafica subentra successivamente, per perfezionare le linee e realizzare ombre e volumi. Uso la tecnica del puntinato con una maniacalità che potrebbe ricordare quella dei film di Malick.

Cosa fai quando non disegni?
Il mio tempo per disegnare è frammentato da lunghi break pubblicitari, nel senso che lavoro come art director in un’agenzia romana. Poi c’è il cazzeggio con gli amici e la passione per i videogiochi. Per il resto leggo, divoro film e mi tengo aggiornato.
In ogni caso riesco a portare avanti vecchi e nuovi progetti, come la collaborazione con CabotCove, che ha stampato una serie di miei lavori su t-shirts. A breve usciremo con una mia illustrazione per un noto rapper italiano e un’altra per un gruppo rock, sempre del panorama nazionale. Oltre a questo, sono in arrivo altri progetti che mi coinvolgono direttamente.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Philip Dick l’avrebbe chiamata Palta. Un vero e proprio caos fatto di semplici articoli di cancelleria, libri sci-fi e manga che seppelliscono il tavolo luminoso, cumuli di matite accatastate come Shanghai e poi carta. Tanta carta. Chiedo scusa se c’è qualche albero in ascolto, ma non riesco eliminarla del tutto. In parte l’ho già sostituita con un iPad che uso come tavoletta grafica, ma resto comunque analogico, perché come dicevo la matita è essenziale nelle prime fasi di elaborazione di un lavoro.

Un disegno pesa quanto…
Sarebbe facile dire che dipende dalla grammatura della carta. Invece un disegno pesa eccome.
In ognuno cerco di creare diversi piani di lettura, un po’ come fanno gli autori de I Simpson: ogni puntata può essere apprezzata sia dai bambini che dagli adulti, che però la interpretano e ne godono in maniera diversa. Allo stesso modo, nei miei disegni ci sono citazioni, dettagli ed elementi che vengono colti dall’occhio più allenato, ma di base possono essere fruiti da tutti.
Infine, come avviene nelle fotografie di Gregory Crewdson, cerco di raccontare intere storie con una singola immagine. Il risultato è una sintesi barocca.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Il libro è Solaris, capolavoro assoluto dello scrittore Stanislaw Lem.
Il film è Inland Empire di David Lynch.
Entrambe le opere sono pervase da una follia che mi piacerebbe rappresentare.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
A dire il vero non ho nomi di italiani da consigliarti, ma al di là dei nazionalismi posso suggerirti un illustratore che a mio avviso è insuperabile: Josh Keyes.

Un messaggio

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