Memorie dal sottoscala | Comunque vada non importa

Secondo il vocabolario, il sarcasmo è una figura retorica volta a prendere in giro qualcosa o qualcuno in modo particolarmente tagliente [dal sempre più eloquente greco “lacerare la carne”]. Secondo l’esperienza di vita del grossomodo venticinque-trentacinquenne contemporaneo, il sarcasmo è quella cosa che ti, ci, siamo costruiti in anni di sfiga nelle nostre camerette di proto adolescenti non inseriti, un pezzo alla volta, che pareva da quella cameretta ne dovessimo uscire con la bomba atomica. Poi un giorno quella porta si è aperta davvero e ne siamo usciti che eravamo abili battutisti da social network. Poteva andare meglio.

“Comunque vada non importa”, l’esordio di Eleonora Caruso per Indiana, è in tal senso calzante per taglio e tempismo. Nonostante qualche eccesso metaforico, ci suggerisce che esiste una produzione editoriale italiana giovane e degna di considerazione, e che essa si alimenta di disagio e presomalismo [non che la qui presente lo ritenga, nei fatti, un lato negativo].

Nello specifico si parla della storia di Darla, una non studentessa spiaggiata sul divano e abbracciata al suo portatile, della sua formazione non voluta e non cercata, e dei personaggi che la accompagnano: un fratello gay e anoressico, il di lui bellissimo fidanzato, un padre lontano [ma anche no], macchiette di passaggio, amici che tradiscono o che piuttosto crescono e la lasciano indietro.

Con Eleonora Caruso si ride tanto. Si ride anche quando si passa attraverso drammi profondi, in primis, perché si ride di noi stessi; della nostra pigrizia, dell’alienazione, dell’incapacità di non buttare tutto in vacca con una battuta fuori luogo, delle case da post-studenti che rassegnamoci [o felicitiamocene] potrebbero essere i nostri nidi collettivi ancora a lungo.

Il buffo è l’unico modo veritiero per raccontare una storia triste“, diceva Jonathan Safran Foer in “Ogni cosa è Illuminata”. Magari non l’unico, ma uno dei migliori. Poteva andare peggio.

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