7am | Emanuela Biancuzzi

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Emanuela Biancuzzi.

Ciao Emanuela, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratrice?
Sono friulana, ho 42 anni. Faccio l’illustratrice dal secolo scorso: dopo l’Accademia di Belle Arti di Venezia, ho girato l’Italia con altre quattro artiste, un collettivo femminile, ci occupavamo di arte relazionale. Si facevano mostre bellissime ed esperienze interessanti. Io però pensavo più a disegnare, così alla fine ho deciso che mi sarei dedicata solo a questo.

Matita o penna grafica?
Matita!!!
Nere, morbide e pastose. Soprattutto nere. Mi piace manipolare le cose.
Computer di rado e solo per velocizzare i tempi.

Cosa fai quando non disegni?
Di norma disegno sempre di sera, fino a notte fonda.
Quando non disegno… correggo compiti!!!!!!!!!
Verifiche di storia dell’arte, ingrandimenti maldestri sulla povera diagonale, tavole a fumetti, sgorbi a fumetti, dettati di disegno…
Ogni tanto trascrivo qualche strafalcione dei miei studenti giusto per non farmi venire l’esaurimento.
Poi… preparo lezioni pirotecniche e stupefacenti, parlo al telefono con gli amici (ultimamente solo della situazione disastrosa in cui versa la scuola pubblica italiana) esco con gli amici con cui non ho parlato al telefono, cucino senza cadaveri (sono vegetariana), organizzo mostre, vado alle mostre degli altri, cinema anche due o tre di fila, ascolto musica, bevo caffè, vado a lezione, torno a casa, shopping compulsivo una volta all’anno, leggo, sto con i miei amici a quattrozampe.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
L’ho appena sgomberata per farci stare una tavola “settantacento…quindi non più “sulla” ma “intorno” ci sono 32 foglietti di appunti, 3 scatole di medicinali, 8 di integratori, una dentiera di gesso che devo ancora decidere come utilizzare, 4 paia di forbici, 2 contenitori di matite, una caricatura di Piermario, un porta pennelli, due piatti di plastica con il colore secco, una tazzina di caffè vuota (con dentro una bustina secca di the), una trentina di fogli dì appunti e prove colore, 3 ecoline, l’ultimo libro di Melanie Joy con super dedica (Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali, indossiamo le mucche. Sonda), il cellulare, una cartolina, la mia immancabile agenda azzurra, un cucchiaino, tre vasetti con pigmento verde, un libro di arte per scuola, una agendina Moleskine nera, la biografia di Moebius e il vocabolario.
Ho un altra scrivania su cui sta il computer.
Tralascio volutamente di descrivere quello che ho accumulato/impilato sul pavimento.

Un disegno pesa quanto…
Non so quanto, ma di sicuro tanto!
A volte è una guerra senza fine contro se stessi.
Ma va bene così, altrimenti ci si sclerotizza.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Tutti i libri di Philip Roth e di Jonathan Safran Foer.
Per il film scelgo Kim Ki-duk, Ferro 3, un film fisico e metafisico, poetico e imprevedibile che mi ha colpita molto.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Squaz! Ho un suo bellissimo disegno proprio sotto il naso.

co-fondatrice e caporedattrice

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