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BlueMagicEye | FW2012/13

Non credo di essere mai stata vicina all’adolescente che avrei dovuto essere e che -purtroppo- non sono stata, come in questo particolare periodo della mia vita.
Sono cresciuta in fretta, non so neanche perché, da anni mi sono rassegnata ed ho smesso di indagare ed attribuire colpe. Ho bruciato tutte le tappe, parlato prestissimo e bene, a 3 anni ripetevo filastrocche in latino dopo averle sentite ai miei zii più piccoli mentre studiavano ad alta voce, scritto prima di andare a scuola, partecipato ai discorsi dei grandi che restando basiti per la proprietà delle mie risposte non erano neanche in grado di ricacciarmi nella stanza dei giochi con mio fratello ed i miei cugini.
Credo fermamente che l’adolescenza, la tempesta di ormoni che la contraddistingue sia da considerarsi una patologia, una di quelle per cui non ci sono cure. Deve sfogare, poi passa, guarisci e finalmente inizi a ragionare. Per fortuna oltre a malumori porta con sé entusiasmi ed ottimismo e voglia di cambiare tutto e convinzione che basta volerlo…

Io no. Non sono stata così, non ho subito gli influssi degli ormoni. Ero appena arrivata a Bologna, non avevo scelto di andarci a vivere, ero in una scuola che detestavo, completamente isolata del resto del consorzio umano compreso quello familiare, con la testa costantemente nei libri di scuola o assorta in qualche altra lettura.
E mentre io trascorrevo così discola ed isolata le mie settimane ed i miei week-end, mio fratello, i miei compagni di classe e centinaia di altri miei coetanei popolavano le strade di Bologna, le sale giochi (chi era a Bologna in quegli anni non può non ricordare La Cadillac), i locali, bar e baretti e l’Euforia. L’Euforia era la discoteca, ma io credo di esserci entrata 1/2 volte e di essere scappata dopo mezz’ora.

Quando incontro Guya Montermini, bolognese designer di BlueMagicEye per parlare della collezione FW2012/13 resto senza fiato per un po’. Poco più giovani di me, lei e Ciro Tugnoli a quella Bologna si sono ispirati per dare vita a questa collezione, tanto da chiamare il modello di punta “Euforia”.
Solo dopo qualche minuto, riesco a riprendermi ed a guardare le immagini della collezione, ancora un po’ frastornata. Poi lei apre la capiente borsa, caccia fuori i prototipi e io inizio a misurare occhiale dopo occhiale. Mi innamoro in modo diverso di ogni singolo pezzo.
Ci ho messo un bel po’ a scrivere questo post, ma adesso sono serena… ho fatto il conto con la mia strana adolescenza e posso anche permettermi di indossare un paio di occhiali che si chiamano Euforia!

co-fondatrice e caporedattrice
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