The best is yet to come: “Chicago Potusland” di Giacomo Maestri

In anteprima per Frizzifrizzi le foto di Giacomo, scattate la notte del 6 novembre 2012.

Non è questo il luogo in cui dare sfogo ad una lettura politica di un certo tipo, non è questo il modo, non sono io la persona giusta. Certo, le elezioni USA hanno catalizzato l’attenzione nel nostro Paese e molti hanno gioito per Obama come fosse il presidente di una cultura quasi più europea che americana, fatta di democrazia intellettuale e aperture umane: una cultura che qui è andata dimenticata. Mentre in Italia parliamo di specificità tutte nazionali da salvaguardare, mentre ci abboniamo al luogo comune e alle conversazioni da bar, Barack parla di diversità che – in questo momento –  fanno la differenza in senso positivo, parla di diversità nell’uguaglianza.

Per questo, ha scelto di dire “il meglio deve ancora venire”. E vi assicuro che una frase del genere fa molto più effetto di “il peggio è passato” o cose simili. Tutti noi amiamo, di base, i procedimenti elementari: preferiamo i concetti positivi a quelli negativi, preferiamo il meglio al peggio. Ho cercato di contare tutte le volte che Obama ha usato il termine “migliore” nel suo discorso da Mr President: ho perso il conto. E’ una strategia comunicativa studiatissima – questo è palese – ma è anche, forse, qualcosa di più. L’ho capito quando ho cercato di contare tutti i sorrisi che c’erano l’altra sera a Chicago: ho perso il conto anche di quelli.

E l’ha capito anche Giacomo Maestri, fotografo bolognese trapiantato proprio a Chicago. Lui, la notte di Obama, l’ha vissuta in prima persona con al collo la sua inseparabile macchina fotografica. Ha preso un treno al volo e si è trovato in mezzo ad una folla di giovani, di giovani vivi, con un freddo impossibile ed una bella pioggia. Mi ha detto: “Nessuno di loro sventolava la bandiera del partito; solo alcuni avevano qualche gadget a stelle e strisce. Sono tutti scesi in strada indossando soltanto i propri timori e sogni. Quando il loro nuovo presidente ha iniziato a parlare era l’una di notte: nel silenzio irreale alcuni piangevano commossi, altri stringevano la mano al vicino, perché tutti ci credono davvero…
Perché sì, qualcuno (ancora) ci crede davvero.

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