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7am | Ludovica Basso aka Clorophilla

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7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Ludovica Basso aka Clorophilla (qui il suo Tumblr e qui un’altro suo blog).

Ciao Ludovica, quanti anni hai, di dove sei?Da quanto scatti foto?
26, attualmente mi divido tra Liguria e Piemonte, l’estate al mare, dove sono nata, l’inverno nella città dove ho studiato, a Torino. Diciamo che mi muovo a seconda delle stagioni!
Ho iniziato a scattare da quando studiavo storia dell’arte all’università, amo l’arte ma la teoria mi stava un po’ stretta ed ho deciso di iniziare a metter in atto concretamente tutte le idee che in quel periodo mi frullavano per la mente.

La tua attrezzatura?
Spazio da macchine a pellicola come la Yashica fx-d, o l’ Hasselblad 500 CM, che utilizzo per progetti personali alla Canon 7d per lavori professionali.

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Quando non fai foto cosa fai?
Mi occupo del mio piccolo B&B in Liguria, faccio tisane e marmellate con ciò che raccolgo nell’orto.
Scarabocchio un po’ ovunque, soprattutto durante i viaggi, disegno sul mio quadernino tutto ciò che vedo, annoto parole straniere, modi di essere e di dire, ricette.

Descrivi la tua stanza
Dopo aver avuto stanze nelle quali ogni centimetro era ricoperto di scritte, pezzi di giornale, collage, ho optato per una stanza molto sobria. Questa ha le pareti azzurre, con un ampio soffitto a botte, qua e là foto antiche di famiglia oppure vecchie foto-cartolina colorate a mano (ne sono una vera e propria patita). Davanti al letto un grosso cassettone, proprio come quello delle camere delle nonne.
Da un po’ di tempo ho capito che non ho bisogno di circondarmi di molte cose o possedere una televisione, mi basta affacciarmi alla finestra e contemplare il mare per ore.

La tua macchina fotografica quanto pesa
Durante i viaggi zaino-in-spalla sempre troppo, ma è un peso a cui proprio non potrei mai rinunciare! Nelle serate con gli amici spesso porto con me piccole macchinette a pellicola di plastica, con flashino incorporato, che recupero ciclicamente nei mercatini per pochissimi euro.
Sono leggere e a prova di baldorie.

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Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Sicuramente un libro di Tiziano Terzani, il suo viaggiare attraverso l’Oriente all’insegna della lentezza e delle piccole cose ha sempre ispirato il mio mondo e il modo di osservare le cose che mi stanno intorno.
Nel mio ultimo viaggio in Turchia ho iniziato a leggere Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk, ogni pagina era un tuffo nel passato nella città di Istanbul, era come si mi trovassi lì, ma secoli indietro. Grazie a questo libro sono riuscita a cogliere a pieno il fascino della tradizione e dei valori che questo paese si porta dietro, pur puntando verso una modernizzazione alle volte sfrenata.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Ultimamente non sono molto aggiornata sui fotografi italiani, ma avendo fatto una scuola di fotografia, ho conosciuto molti professori-professionisti che mi hanno aperto un bel po’ la mia visuale, come Luigi Gariglio, ma devo dire che anche per quanto riguarda i miei colleghi di corso, il livello era molto alto.
Kinfolkmag, invece sono un collettivo di giovani artisti che per me è sempre fonte d’ispirazione, i loro video hanno un attenzione ai particolari invidiabile e una fotografia davvero sublime.

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