Plaza de Toros

La Málaga di Picasso | parte seconda

Museo Picasso

Come detto ieri, Málaga ci accoglie in un inizio settembre piacevolmente (non si schiatta come in Calabria, da dove sono partita io) caldo e soleggiato e mentre la maggior parte dei turisti si dividono tra le belle spiagge, il lungomare e le stradine pulite come un salotto buono, noi andiamo direttamente al Museo Picasso di Málaga.
Per conoscere la Málaga di Picasso è ovvio partire da lì.

Ubicato nel bel Palacio de Buenavista, il museo è nato per un desiderio espresso dalla stesso pittore. Picasso voleva che le sue opere fossero fruibili anche nella sua città natale, perciò l’idea di un Museo Picasso a Málaga nasce già nel 1953 ma riesce a concretizzarsi però solo nel 2003, grazie alla donazione di Christine Ruiz-Picasso, generosa nuora del pittore, e del nipote Bernard Ruiz-Picasso.

El Cartel Europeo 1888-1938 (Esposizione temporanea)

Il Museo fu inaugurato il 27 ottobre del 2003. 233 opere permanenti e 43 ricevute in prestito per 15 anni dalla Fundación Almine y Bernard Ruiz-Picasso para el Arte (FABA) raccontano – non in ordine cronologico – gli stili, i materiali e le tecniche utilizzati da Picasso. Dagli studi accademici, alla sua personale versione di pittura classica, al cubismo, agli studi sulla ceramica.
Quando lo abbiamo visitato noi il Museo ospitava l’interessante temporanea esposizione El Cartel Europeo 1888-1938.

El Chinitas

Dopo un lauto pranzo a base di innumerevoli tapas, buonissimo pesce ed ottimo vino presso El Chinitas, ci dirigiamo al Museo Carmen Thyssen di Málaga.

Consiglio a chiunque studi moda e costume di visitare la raccolta del Museo Carmen Thyssen di Málaga. Carmen Thyssen per gli amici María del Carmen Rosario Soledad Cervera y Fernández de la Guerra, Dowager Baroness Thyssen-Bornemisza de Kászon et Impérfalva, il cui ultimo marito – almeno per ora – è il Barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza, che insieme alla sua famiglia si è arricchito (purtroppo sappiamo tutti bene come…) ed ha donato i capolavori spagnoli che negli anni ha collezionato. Le tele esposte in ordine cronologico raccontano non solo, come è evidente, la pittura spagnola, ma sono un vero e proprio interessantissimo archivio di costume.

Plaza de Toros

Dopo un brevissimo – almeno se tenete conto della sveglia alle 3 del mattino – passaggio in albergo, siamo pronti per la tappa successiva.
Conveniamo tutti credo che non si può conoscere e capire le tradizioni e la cultura di questa parte di Spagna, se non si visita almeno una Plaza de Toros. La Plaza de Toros di Málaga ovvero La Malagueta si trova vicino il lungomare, in centro città.
Io sono veramente combattuta, da un lato sono felicissima che non ci siano veri tori mentre la visito – sono contraria alla Corrida come a tutte le altre forme di tortura sugli animali – dall’atro lato il fascino per l’arena, i costumi, i colori, la luce, i movimenti quasi di danza dei toreri che si allenano sotto di noi, mi mettono addosso un’eccitazione adrenalinica che non avevo previsto.

El Pimpi

Anche il resto della comitiva pare combattuta quanto me. A distrarci, dopo una piacevole passeggiata al tramonto, è la Botega Bar El Pimpi, un locale che consiglio a tutti coloro che vanno a Málaga o in Costa del Sol. Dovete fermarvi almeno il tempo per un Tinto de Verano ma scommetto che non vi limiterete solo ad uno. Qui il cibo, la musica , le chiacchiere della compagnia, la gente ci fanno dimenticare per un attimo i problemi, i dispiaceri, le ansie, le fatiche, le paure che – chi più chi meno – abbiamo lasciato a casa in Italia… saranno lì ad attenderci al ritorno, ma il momento è comunque magico.

Picasso Casa Natal

Il secondo giorno, dopo un sonno ristoratore, ci aggiriamo per le vie della città ripercorrendo i luoghi di Picasso: la casa in cui nacque, la chiesa in cui fu battezzato, la scuola d’arte dove insegnava il padre, e dove certo lui si recava spesso quando viveva a Málaga, la farmacia in cui il padre di Picasso si ritrovava con i suoi amici.
A dire il vero questa la scopriamo per colpa/merito mio, che dermatologicamente ipocondriaca quale sono, mi sono fatta prendere dal panico herpes in arrivo e mi sono fiondata a comprare dei cerotti in un’antica farmacia dal bellissimo bancone in legno, senza quasi avvisare il resto della comitiva.
Quando esco Maria la guida mi racconta che non ne ho scelto una qualsiasi.
Per le più pop di noi, non mancano lungo il percorso, i riferimenti all’altro eroe cittadino: Antonio Banderas.

Museo delle Confraternite della Settimana Santa

Altro luogo che non potete non visitare per capire Málaga è il Museo delle Confraternite della Settimana Santa. Non si può conoscere questa città (credo che la cosa valga per la Spagna intera) se non se ne conosce anche la religiosità fatta di tradizioni millenarie e riti collettivi ancora radicatissimi.
Restiamo tutti basiti quando Maria la guida ci racconta che ogni maschio di Málaga (compreso suo figlio appena diciannovenne) almeno una volta nella vita ha partecipato come portantino (colui cioè che porta le statue ) alle manifestazioni delle Settimana Santa.
E’ proprio questo caparbio attaccamento, rispetto ed amore (la loro non è un’adesione supina e servile) alle tradizioni del passato – sacro e profano – che mi fa amare la Spagna e gli spagnoli e che mi danno la certezza che anche questa volta saranno in grado di trovare la forza per risorgere!

Quanto a Picasso, tra conferme e scoperte, quello che è certo a questo punto è che sono molto curiosa di visitare la Mostra milanese.

co-fondatrice e caporedattrice

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