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7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Roberta Zeta.

Ciao Roberta, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratrice?
Sono nata a Feltre, in provincia di Belluno, e ora vivo a Padova, dove ho fatto l’Università. Faccio l’illustratrice da vari anni, non saprei dire esattamente quanti perchè mi risulta chiaro da circa quattro.
Prima c’è stato un contorto percorso che mi ha portato a laurearmi in giurisprudenza (quando dico “contorto” intendo “veramente molto contorto”!), cimentarmi in improbabili lavori, tra i quali l’organizzazione di concerti. Tutto questo l’ho sempre alternato all’illustrazione, vera la costante della mia vita, da quando ricordi. Credo di aver passato un sacco di tempo sfuggendole, mentre inconsciamente sapevo ciò che avrei dovuto fare, nei fatti trovavo tutti i modi per non farlo.

Matita o penna grafica?
Entrambe! La matita è il mezzo da cui parto la maggior parte delle volte, e forse il mio elemento naturale. La penna grafica e il lavoro digitale mi è indispensabile per lavorare, dandomi la possibilità di cambiare e all’occorrenza correggere iper-velocemente. In più non è bagnata, non appiccica e non sporca, come non volerle bene?

Cosa fai quando non disegni?
Disegnare mi assorbe tantissimo, e molto di quello che faccio quando non disegno è comunque correlato e funzionale: leggo, guardo, ascolto tutto quello che mi riesce in fatto di libri, film, mostre, interviste, per imparare sempre e il più possibile. Per me tutto è una continua scoperta, ma nulla sarebbe davvero bello o entusiasmante se non potessi condividerlo con la persona che amo e con gli amici più cari. Detto questo, quasi tutte queste attività tendono a rendere gobbi, e quindi nuoto e porto a correre il mio cane.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Vorrei dire bianco e ordine assoluto, invece c’è di tutto e non riesco ad impedire che si accumulino cartacce di vario genere, disegni da riprendere, bollette da non dimenticare, penne, matite, il fondamentale computer, lo scanner, libri e cataloghi che non ho ancora guardato, fazzoletti, basta mi fermo perchè mi sto per alzare a riordinare…

Un disegno pesa quanto…
Molto, in termini di gioia nel fare il lavoro che amo, di impegno nel cercare di farlo al meglio, di tempo che assorbe, e anche di ansia della prestazione. Ci sono disegni che arrivano subito, altri più difficoltosi. Molto spesso, dopo averne finito uno, lo guardo e ne colgo solo i difetti, e mi servono mesi per poterlo riavvicinare.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Il libro è “Lolita” di Nabokov, tanto famoso e controverso quanto splendidamente scritto, profondamente umano, incredibilmente brillante. La copertina pone ovviamente parecchi problemi di rappresentazione, una sfida in cui mi piacerebbe molto cimentarmi. Quanto al film, per essere chic e darmi un tono direi “La notte” di Antonioni, dove Jeanne Moreau e Monica Vitti interpretano due figure femminili belle e complesse, profondamente poetiche. Però se non temessi di risultare banale dovrei dire “Kill Bill”, che ha una protagonista dalla personalità altrettanto intelligente, forte e sfaccettata, e molto più vicina nel tempo. Il fatto è che per me la figura femminile è centrale, la prima vera fonte di ispirazione.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Ne dico due: Valentina Mai, per la delicata eleganza e l’intelligenza con cui riesce a sintetizzare ogni immagine, e Marco Trevisan, che ha uno stile originale e irresistibile, fatto di disegni, collages e matematica.

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