7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Arianna Sanesi.

Ciao Arianna, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Ho 35 anni e sono nata a Prato. Sono andata via a 19 anni e con alterne vicende, fughe, ritorni, nuove fughe, sto nel più classico dei bilocali a nord di Milano.
A Milano da 12 anni.
Faccio foto da tanto, troppo tempo forse. Però diciamo che per natale verso i 18 mi sono fatta regalare la mia prima Pentax K1000: un piccolo trattore inossidabile. Quanti numeri..

La tua attrezzatura?
Adesso ho la Canon 5d Mark2 e un altro trattorino, la Fujica 645 pieghevole. Diventa piccolissima e non spaventa nessuno, ma ha anche un’aria antica che fa sorridere.

Cosa fai quando non fai foto?
Vediamo. Mi rilasso, o almeno ci provo (purtroppo o per fortuna associo il relax all’assenza della Canon, come minimo). Nuoto e corro, leggo, e cerco di coltivare le amicizie, che alla mia età considero pochissime, ma indispensabili. Sono un po’ orsa e ho tendenza all’eremitaggio, per cui sì, quando non faccio foto combatto quello.

Descrivimi la tua stanza.
Un casino. Mucchi di vestiti in terra che aspettano una collocazione. Grossa libreria, statue di nanetti, scrivania che tiene duro con l’ordine (io almeno lo giudico tale, non riesco a lavorare con la scrivania nel caos) e la cosa buffa è che c’è un angolino, quello con la bacheca e i quadri, che rimane uguale dopo ogni trasloco. La stanza è chirurgicamente divisa in due, ti ho descritto il mio lato.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
In questo preciso momento, un macigno.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Forse dovrei giocarmela meglio, ma Ally McBeal (protagonista di una serie americana omonima degli anni novanta) è stata la prima che mi è venuta in mente: una nevrotica a cui scorrono film surreali nella testa mentre frequenta malamente un ambiente altrettanto nevrotico.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Va da sé, ti consiglio I miei colleghi di MICRO, il collettivo di cui faccio parte.
Ma anche Milo Sciaky, Sha Riberio (italiano a dispetto del nome), Simone Frignani: fanno cose diverse tra loro e diverse dalle mie, e seguendo questa logica ne avrei ancora tanti, è bello avere l’occasione di citare qualcuno ma al contempo una responsabilità, ne starò di sicuro dimenticando altri.
E poi ci tengo a dire che quando mi scoraggio guardo la pagina di Machiel Botman.