7am | Cristina Cappellari

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Cristina Cappellari.

Ciao Cristina, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Ciao Ehel. Sono una quasi ventiseienne di Bassano del Grappa ma vivo a Venezia da più o meno 6 anni.
Ho cominciato a scattare con un’analogica nel 2008 trotterellando qua e là per Parigi.

La tua attrezzatura?
Ho iniziato con una Zenit EM ritrovata in un mercatino, ormai rotta e abbandonata a favore della vecchia macchina del babbo, una Contax 167M.

Cosa fai quando non fai foto?
Studio architettura e quando sono stanca di stare davanti al computer (la maggior parte del tempo) cammino in giro per Venezia.

Descrivimi la tua stanza.
Cambio stanza quasi ogni anno ma i caratteri che la distinguono sono sempre gli stessi: vestiti, scarpe e borse dappertutto, libri e riviste di moda e fotografie al muro, appese a dei fili, inquadrate in cornici grandi e piccole, attaccate con lo scotch.

La tua macchina fotografica pesa quanto.
Quanto la mia capacità di lamentarmi, di quanto possa essere ingombrante nella borsa o del fatto di non averla portata con me quando vorrei.
Sto cominciando a osservare il mondo in funzione di uno scatto e il non poter avere addosso la macchina fotografica tutto il giorno e tutti i giorni mi fa molto arrabbiare.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
“The eternal sunshine of the spotless mind” (da lì e dal colore dei miei capelli il nome “mandarina”) e il “Signor Malaussène” di Pennac.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Prima di tutto ne approfitto per fare pubblicità alla sorellina Silvia Cappellari.
Poi ultimamente mi hanno incuriosito parecchio le fotografie giapponesi di Guido Castagnoli e le peregrinazioni americane di Matteo Musci.

co-fondatrice e caporedattrice

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