Macao: un grattacielo di idee

Se guardate un palazzo di 31 piani, nel centro di una grande città, cosa vi viene in mente? Probabilmente una schiera di cupi uffici, con innumerevoli persone in giacca e cravatta che guardano fuori dalle loro finestre e, se lavorano ai piani alti, hanno la fortuna di vedere una Milano a più di cento metri di altezza.

Oggi quel palazzo, la Torre Galfa, esiste ancora, ma non esistono più né gli uffici né gli uomini d’affari che per anni ci hanno lavorato (era il 1959 quando il grattacielo venne finito, e l’inizio del 2000 quando non venne più utilizzato), ma se hai del tempo e sei di Milano, vai e guarda che cosa è successo.

La Torre Galfa oggi è chiamata da tutti Macao, e se vai al Macao non troverai né pavimenti piastrellati né lucide scrivanie, e neanche bagni o ascensori funzionanti, ma centinaia di persone (di ogni età) che ogni giorno lavorano per costruire tutto quello che manca, e che ogni giorno si incontrano per mettere insieme idee, progetti e tutto ciò che potrebbe servire per far vivere Macao.

C’è chi è in mezzo alla terra e toglie san pietrini per dar spazio ad un prato verde, c’è chi pittura le pareti ormai annerite dal tempo, c’è chi coltiva piante e fiori, c’è chi (per terra o intorno ad un tavolo) mette insieme idee di qualunque genere, per dar sempre più vita a questo luogo (che di vita ne ha già tantissima).

Perché Macao prima di essere un posto fisico, è un’idea. Ed è aperto a tutti, sempre. Non servono iscrizioni di nessun tipo, se hai del materiale che serve (dal detersivo ai chiodi, dai guanti ai cestini, dalle sedie ai martelli) portalo, e dai una mano. E se non sei un tipo manuale partecipa ai tavoli di lavoro, c’è il tavolo gardening, il tavolo architettura, il tavolo comunicazione, quello per la programmazione, quello in cui si parla di economia/raccolta e gestione fondi, quello dedicato alla formazione a ai workshop, il tavolo teoria/azione e il tavolo per la programmazione di eventi.

Al Macao c’è il contabile, l’economo, lo scrittore (come Dario Fo), il gruppo che canta (come gli Afterhours), il giornalista, il pittore, l’imbianchino, il grafico, lo studente, l’operaio, il giardiniere, il disoccupato, il bambino curioso, il ragioniere, il passante che viene attratto da quella scritta azzurra e gialla e decide di entrare a vedere che succede.

E la risposta è facile: una straordinaria condivisione di progetti, persone sconosciute e amici da tempo che mettono tutta la forza e la voglia che hanno per creare qualcosa di bello, qualcosa che è loro, che è tuo, che è mio. Macao è di tutti, tutto è in costruzione e tutto già funziona, ci sono i reading, le mostre (come la passeggiata verticale, che dà la possibilità di salire fino al ventitreesimo piano e guardare, in alcuni piani, situazioni che sono state costruite per raccontare la città), ci sono i gruppi di discussione e di sera stai sicuro che c’è sempre qualcosa da fare.

E se per caso ti troverai tra Via Fara e Via Galvani di notte ed alzerai gli occhi, potrai vedere un blu brillante, ma quello non è il cielo di Milano, quello è Macao.

P.S: Se vuoi supportare o proteggere Macao leggi qui, oppure seguili sulla loro pagina Facebook.

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