Non mi ero accorta di avere una “gran cofana” di capelli finché non mi sono trasferita a Bologna, qui il primo anno di liceo, un vero e proprio annus horribilis per la sottoscritta (ma per fortuna l’adolescenza è una malattia da cui si guarisce fin troppo in fretta), qualche S. compagno di classe di cui per fortuna ho rimosso anche il nome, ha iniziato – bontà sua – a chiamarmi Mafalda… e da lì ho dedotto che – come dire – avevo un sacco di cappelli. Per fortuna, non ho iniziato a detestare i miei capelli ed a tentare di domarli come avrebbe fatto una meno “corazzata” di me, ma ho iniziato a odiare il nome ed il personaggio quasi quanto il predetto S.
La triste storia di tentata vessazione liceale mi è tornata in mente tutto a un tratto ieri, mentre camminavo in via Tortona con Simone. Su gentile segnalazione ci siamo imbattuti nel monomarca del brand abruzzese Mafalda86 e nonostante il nome è stato amore a prima vista.
Nato dall’incontro tra Vittorio Sebastiani, che ha iniziato a vendere occhiali scovati qua e la in giro per il mondo nel negozio di famiglia a Giulianova in Abruzzo, Stefano Di Berardino e Marco Albani.
Un sogno ambizioso il loro: cambiare il mondo un viso alla volta, immagino facendo indossare a quei visi gli occhiali realizzati a mano in Italia.
La loro collezione di occhiali da vista e da sole racconta perlopiù gli anni ’50 e ’60, inutile dire che a me è piaciuta molto.