7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Leeza Hooper.

Ciao Leeza Hooper, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratore?
Ciao.
Ho 32 anni, nato a Roma, al momento residente a Perugia.
Non faccio l’illustratore, dato che non lavoro per nessuna rivista e non illustro libri; al momento preferisco definirmi “visual composer”, termine meno sacro di “artista”, ma che allo stesso tempo pone una distanza dall’illustrazione in senso stretto.
Questa idea deriva anche dal fatto che nei miei lavori non c’è una narrazione evidente, prediligo il processo compositivo fine a se stesso, diciamo che che mi interessa molto la questione compositiva e formale, più che quella narrativa.
Disegno a tempo pieno da qualche anno.

Matita o penna grafica?
Entrambe.
Per me non c’è discontinuità. Intendo sia la matita che la tavoletta grafica come strumenti per incidere una superficie. Con la matita esce fuori il vero tratto di un disegnatore, la sua forza espressiva e capacità tecnica, mentre con la tavoletta grafica e Microsoft Paint si può riportare una certa integralità del tratto sullo schermo del pc.
Quando si parla di digital-art spesso si pensa a strumenti molto evoluti come Photoshop, con i quali si può mimare e ricostruire la realtà.
Ma in realtà la vera natura dell’arte digitale rimane il pixel, e da questo punto di vista un programma base come Microsoft Paint mi sembra più onesto, nella misura in cui non nasconde il pixel, ma lo rende visibile.  Per quanto riguarda l’arte digitale, Microsoft Paint sta alla matita come Photoshop sta alla pittura, sono due cose diverse, due strade che possono essere percorse.
Personalmente lavoro con Microsoft Paint, mi diverte.

Cosa fai quando non disegni?
Faccio molte cose!

Cosa c’è sulla tua scrivania?
In ordine sparso:
Un pc, uno stereo, un teschio anatomico, cartine per tabacco, matite, pennarelli, fogli di carta, Dolce&Gabbana blu, un paio di occhiali da sole, un compasso da lavagna giallo, altre cose.

Un disegno pesa quanto…
Dipende. Penso che il peso specifico di un disegno, in termini di forza spirituale e sacralità, di questi tempi, sia un problema molto scottante.
Personalmente sto aspettando e mi guardo in giro, attendo una certa rivoluzione spirituale, una nuova fase dell’arte, di nuovo forte e sentita.
Tra i giovani abbiamo molte estetiche che si stanno formando ma poche che hanno preso realmente corpo in termini di sistematicità. La scommessa oggi è capire quale artista o discorso artistico avrà la forza di imporsi e continuare il proprio sviluppo.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Non saprei davvero.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Fare dei nomi è difficile.
Sicuramente ci sono delle persone a cui auguro di poter sviluppare con continuità la propria ricerca artistica.

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