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7am | Raissa Pardini

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Raissa Pardini.

Ciao Raissa, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratrice?
Sono toscana di origine, della costa versiliese ma in realtà mi sono sempre spostata. Prima di iscrivermi all’università a Milano, dove poi sono rimasta 4 anni, ho vissuto per un periodo a Londra ed adesso abito a Berlino dove lavoro per Zirkumflex. Ho sempre disegnato, in realtà, ma l’illustrazione come vero e proprio lavoro è arrivato quando ero alle superiori, ho ancora i primi flyer nel cassetto! Eh sì, ho 23 anni!

Matita o penna grafica?
Matita!

Cosa fai quando non disegni?
La mia più grande passione è la musica e durante questi anni ho cercato di far correre sullo stesso binario l’illustrazione e la musica, quando ho potuto. Colleziono vinili e suono da quando sono piccola: forse la matita ed il vinile in sé sono due oggetti molto più simili di quanto non si creda. C’è un feeling che lega il disegnare con la matita all’ascoltare il disco che gira sul piatto. Il mondo della musica ha sempre fatto parte della mia vita: ho cominciato con le recensioni e sono finita a fare radio, passando per djset e fanzine varie. Sembra che però trovare il tempo per far tutto sia sempre più difficile!

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Sulla mia povera scrivania nuova? Innanzitutto ci sono dei barattoli pieni di penne, bombolette, pennelli, inchiostri vari, ma quando mi serve una matita non riesco mai a trovarla… poi dei fiori, un po’ secchi, ma sono un regalo delle amiche italiane. Untouchable! Ci sono un sacco di foto e di ricordi qua e là, i miei 7”, una lampada, alcuni libri (ancora pochi, il trasloco sembra non finire mai) e una tazzona di tè gigante!

Un disegno pesa quanto…
Un disegno pesa tantissimo, ma ovviamente dipende sempre da cosa cerchi di comunicare. Mi ritrovo sempre più spesso a notare quanto della mia vita ci sia dentro alle illustrazioni che faccio. Si respira ciò che mi succede attorno, ma questo è anche parte del “gioco”. Preferisco essere molto più spontanea che forzarmi e arrivare a disegnare qualcosa di completamente diverso. E’ per questo che mi piacciono molto i disegni dei bambini. E’ tutta psicologia super trasparente.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
La ragazza con la pistola, un film che collega più elementi che appartengono alle mie esperienze: Monicelli è versiliese ed oltre ad essere mio compaesano è anche uno dei registi che apprezzo di più del panorama italiano. Poi c’è Monica Vitti, ironica ma femminile, due degli aspetti che preferisco in una donna. La colonna sonora è di Nino de Luca, altra pietra miliare degli anni ’60. Un’Italia del tutto moderna e del tutto nuova, come non aver desiderato essere l’illustratrice del poster?
Un libro di cui forse avrei voluto illustrarne la cover è Please Kill Me di Gillian Mc Cain e Legs McNeil, la bibbia del punk americano. E’ un libro che raccoglie tutte le testimonianze dirette dei musicisti e la coppia Mc Cain – McNeil fu la prima a parlare di punk grazie alla loro fanzine. Fanzine + DIY + tutti i gruppi con i quali sono cresciuta = la cover perfetta per Raissa.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Più che dall’illustrazione, ultimamente sono molto più attratta dalla tipografia a mano e ovviamente citare Luca Barcellona è scontato, ma è anche uno dei primi artisti che mi vengono in mente. Un altro artista che ritengo molto bravo è Luca Lattuga di Modena e per quanto riguarda l’estero ho appena collaborato per un magazine spagnolo alla BBB di Berlino e tra i colleghi che partecipavano alla performance c’era anche un membro di una collettiva francese, la collettiva si chiama ASAP e sono davvero tutti molto bravi.

co-fondatrice e caporedattrice
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