Confezioni Paradiso: disegno ad ago e ricamo inquieto dai sottintesi un po’ dark per biancheria per la casa

Confezioni Paradiso
via dell’Inferno 12/a, Bologna
mappa
confezioniparadiso.blogspot.it

Confezioni Paradiso: un piccolo atelier nel centro di Bologna, una scatola delle meraviglie che raccoglie biancheria per la casa, accessori e creazioni di creative/ospiti temporanee. Ma anche e solo per questo fine settimana (presentazione stasera alle 18.00), gli strofinacci d’autore, nati della collaborazione con l’amica Yocci, illustratrice giapponese, che per l’occasione ha disegnato la ricetta dei tortellini bolognesi, poi ricamata a mano da Emanuela Paradiso, l’anima dello spazio. Pochi pezzi come opere artistiche.

“Confezioni Paradiso” è un nome che ti rispedisce indietro, all’epoca in cui esistevano le modiste, trovare qualcuno che ti disegnasse e cucisse un paio di tendine per casa tua non era un’impresa e in ogni famiglia – più o meno – c’era sicuramente una nonna o una zia che ricamava coperte e bavaglini per i figli delle amiche. Senza contare che la questione di come fare se ci si fosse trovate ad una festa con il vestito identico a quello della padrona di casa non era nemmeno contemplata nel decalogo del bon ton.

A metà tra il passato di un’arte (e chiamiamola con il suo nome, adesso più che mai, considerando i periodi ago e filo che stanno attraversando diversi Artisti_animali da galleria), di una tecnica che oggi è patrimonio sempre più raro, tra il mondo dell’infanzia e di un immaginario da scuola elementare, e in sincrono con visioni, oggetti e ritmi di oggi, mi è capitato di incontrare Emanuela Paradiso. Inutile dire che è l’ideatrice del marchio “Confezioni Paradiso”. Che di mestiere farebbe la ricamatrice, ma anche la decoratrice di interni, o se vogliamo la “creatrice di oggetti tessili”. E solo se non si pensa al fatto che nel complesso probabilmente non sarebbe nemmeno necessario definire con una parola quello che realizza, ma basterebbe prenderlo in mano per guardarlo da vicino e toccarlo.

Ho trovato “Confezioni Paradiso” per caso, se esiste il caso, durante l’annuale giro_mostre di Bilbolbul, il festival del fumetto di Bologna. Ecco così apparire la vetrina (piccola scatola delle meraviglie), che – ops! – si trova in via dell’Inferno (da tenere a mente questo non cercato riferimento al lato oscuro della forza). Entrata per godermi il mini allestimento dell’illustratrice-ospite, Virginia Mori, innamorarmi di tutto è stato un lampo: delle bambine rigorose in bianco e nero, a gambe all’aria, con pose da coniglio alla Alice che segue il suo. Della loro grazia misurata, non senza una vaga allure gotica per farla facile. E intorno un piccolo negozio pieno di cose ma con un suo ordine che invita a curiosare, specchio preciso dell’idea che Emanuela Paradiso vuole portare avanti.

Dopo un inizio da ricamatrice, alle spalle il Dams e un lavoro da archivista di immagini, la decisione: aprire uno spazio per le sue creazioni, dove lasciar convivere Passato (la tecnica, i materiali – come lino, cotone e canapa antica -, la pulizia dello stile fino al pensiero stesso di biancheria per la casa, che non può non ricordare il Corredo) e Presente senza prendersi troppo sul serio.
E nel 2008 in quello che si chiama il Ghetto di Bologna ”Confezioni Paradiso” trova la sua casa. E la storia comincia: biancheria per la casa, pensata con cura come si trattasse di moda sartoriale, con un costante richiamo retrò all’infanzia (chi si ricorda “Roselline”, libro croce e delizia di generazioni di scolaretti in grembiulino?), ma con un pizzico di dark riconoscibile forse solo da animi inquieti. Anche su misura e distribuita in altri negozi, si vede dal sito.

E poi accessori, come borse e shopper, più facili e divertenti, da affiancare ai prodotti di altre ospiti periodiche. Creative/artigiane la cui visione è affine a quella dello spazio. Senza contare le mostre che testimoniano il desiderio di Emanuela di animare non solo il suo atelier, ma piuttosto accendere, insieme ad altri suoi vicini, la vita di “quartiere”, aderendo alle iniziative culturali cittadine (Bilbolbul ad esempio, o la Fiera del Libro per Ragazzi adesso) e inventando piccole esposizioni sfiziose.

E poi il pensiero di un’altra collezione, più codificata, di vestitini, “Nove Punti”, che sta nascendo ora grazie alla collaborazione con un’amica, ma per essere venduto in tour da un negozio all’altro. E l’idea nel cuore di poter trasmettere attraverso piccoli corsi questa idea del ricamo classico, che prevede anche il gigliuccio, l’orlo a giorno, ma anche tutte le frivolezze più complesse, da usare però come linguaggio da disegno. Un disegno ad ago appunto.
Senza contare un’anima ancora inedita di Emanuela, quella dell’artista che al posto del pennello usa l’ago. E che nell’intimità di casa sua inventa quadri coloratissimi e complessi, seguendo le suggestioni per ora della sua recente vacanza in Sud America, poi chissà.

editorialista
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