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7am | Federico Covre

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7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Federico Covre.

Ciao Federico, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Ho 34 anni e da poco mi sono trasferito in terraferma. Ho passato gli ultimi 15 anni a Venezia e ora abito a Treviso.
La fotografia è stata sempre presente, non esiste un momento o un incontro ben preciso. Ho approfondito l’uso del linguaggio fotografico prima al Bauhaus di Weimar e successivamente a fianco di Guido Guidi all’interno della Facoltà di Arti Visive di Venezia.

La tua attrezzatura?
Io fotografo e il mezzo è solamente uno strumento, non importa quale esso sia, anche se prediligo macchine che rallentano e obbligano a scelte non dettate dall’immediatezza.

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Cosa fai quando non fai foto?
Da più di un anno con Michele Cera sto sviluppando una ricerca sull’Italia contemporanea. Abbiamo una piattaforma web che funge da archivio visivo (Documentary Platform), in cui raccogliamo progetti visivi sull’italia. Crediamo che la fotografia, come osservazione consapevole delle trasformazioni e come pratica diffusa di appropriazione, possa avere un ruolo etico e persino politico nell’imparare a vedere la contemporaneità.
Parallelamente abbiamo fondato una casa editrice e in occasione del Festival della Fotografia di Roma 2010, abbiamo fatto uscire un box con 10 libretti: “Visions and Documents”.

Descrivimi la tua stanza.
La presenza di libri è forte, sono sparsi per tutta la casa come dischi, cd e strumenti musicali.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
Molto, non c’è mai pace per la mia schiena.

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Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Rilancio.
Rifletto soprattutto attraverso i paesaggi sonori, due esempi: Hildur Gudnadottir, Mount A, Touch e Teresa Rampazzi, Musica Endoscopica, Die Schachtel.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Tutti i fotografi pubblicati all’interno di Documentary Platform sono molto interessanti.
La ricerca che Alfonso Chianese sta portando avanti è molto profonda e il suo lavoro Karma riesce ad avere una distanza e una vicinanza che ancora può dire qualcosa all’interno del mondo della fotografia.

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