7am | Simone Capano

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Simone Capano.

Ciao Simone, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratore?
Sono nato a Siracusa 24 anni fa, ma gli ultimi sei anni li ho passati tra Roma e Venezia.
Disegno più o meno da quando avevo sei anni, solo che negli ultimi tempi è diventato qualcosa di più serio.

Matita o penna grafica?
All’inizio è tutto matita, fiumi di inchiostro e testa piegata sul foglio da farsi male, poi penna grafica e pixel luminosissimi.

Cosa fai quando non disegni?
Se non sto disegnando vuol dire che (l’una esclude l’altra): sto mangiando, sto cucinando, sto pensando, sono in treno.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Non molto: penne, matite, gomme, fogli bianchi, fogli azzurri, fogli rubati al padiglione americano alla Biennale di Venezia, un allegro pinguino con la pancia trasparente che segna l’ora, un disinfettante per le mani da viaggio, acqua, tavoletta grafica, scanner, computer, “Tutte le fiabe” dei Fratelli Grimm, “Into the wilds” di Nigel Peake.

Un disegno pesa quanto…
Il suo peso fisico è inversamente proporzionale all’impegno mentale, il peso digitale è sempre tradotto in troppi megabytes.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Libro: “Naif.Super” di Erlend Loe.
Film: Bagdad Cafè di Percy Adlon.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Tra gli italiani Claudia Bettinardi e Michelangelo Arista, tra i non italiani ne propongo quattro (e che fatica prenderne solo quattro!): Julia Pott, Sandra Dieckmann, Abel Jiménez e Martin Haake.

co-fondatrice e caporedattrice
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