Objectified: analisi di un progetto senza volto

La sola richiesta che ho fatto è la riflessione. A coloro che hanno partecipato al progetto è stato chiesto di riflettere su se stessi, sulla loro personalità, sul loro carattere e le loro passioni, su ciò che li identifica. La sintesi di questa riflessione è un oggetto, che li rappresenta più dei lineamenti del viso, un oggetto che li indentifichi più del loro stesso nome.

Il gioco in cui Francesca Fornoni vuole coinvolgerci è molto semplice: trova un oggetto, un qualsiasi oggetto anche minuscolo che possa sostituire il tuo volto, che sia specchio del tuo animo, che ti rappresenti, ti identifichi. Trova un oggetto che sia il TUO che sia magico ed evocativo.
Il progetto consiste dunque nel fotografare sè stessi con l’oggetto prescelto di fronte al viso, in sostituzione di esso.
La parola “oggetto” deriva infatti dal lat. “objèctum” ossia “cosa posta d’ innanzi” a sua volta derivante dal verbo “objìcere”, “gettare o mettere innanzi”.

Ciao Francesca, prima di tutto dicci chi sei, la tua età e da dove vieni?
Mi chiamo Francesca Fornoni, ho ventunanni e abito a Pandino in provincia di Cremona, ma sono più legata alla città di Milano, dove frequento Design della Comunicazione al Politecnico.

La prima macchina fotografica che hai usato?
Credo di aver avuto a che fare, come ogni bambino degli anni novanta, con delle macchine fotografiche usa e getta, probabilmente il mio primo approccio alla fotografia sono stati gli scatti coi compagni alle gite delle elementari, niente di conscio né di calcolato.

I tuoi strumenti attuali?
Dall’inizio di quest’anno uso solo due macchine fotografiche analogiche: una lomo Holga 135BC e una reflex degli anni cinquanta, la Zeiss Ikon Contaflex II.

Parlami del tuo progetto “Objectified”, vorrei che me ne spiegassi il senso, gli intenti.
Objectified nasce dalla convinzione che le persone siano più dell’apparenza formale, ed è quindi un progetto che ritrae coprendo i volti, ma che scopre le persone più intimamente: è stato chiesto loro di riflettere su se stessi, sulla propria personalità, sul carattere e le passioni, sui principi in cui si identificano.
La sintesi di questa riflessione è un oggetto, che li rappresenta più dei lineamenti del viso, un oggetto che li indentifica più del loro stesso nome.

Come nasce l’idea di un progetto collettivo?
Lavorare coinvolgendo le persone è affascinante, mi piace indurre alla riflessione seminando in loro un concetto iniziale per poi scoprirne i limiti e i pensieri.

Quali personaggi ti sono d’ispirazione nei tuoi lavori?
Il personaggio a cui più si collegano i miei lavori è Magritte, di cui mi piace l’enimaticità e l’ambiguità, ma ammiro,tra i tanti che mi piacciono, Marina Abramovic e Jenny Holzer le cui opere contengono concetti che sono d’ispirazione e di riferimento nella vita.

Un consiglio a tutti gli aspiranti fotografi?
Trovare qualcosa da comunicare che sia più importante della sola estetica dell’immagine.

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