Champagne Bollinger | Life can be perfect: la degustazione ed il pranzo

Il mattino ha l’oro in bocca e la principessa lo sa bene, perciò sveglia alle 6,30 un po’ di lavoro = spedizione di decine di mail, doccia, trucco, parrucco e lunghissima colazione con i nuovi amici.
Poi arriva l’autista e lei sobbalza, come hanno scoperto questi della sua passione per Benicio del Toro? L’autista lo ricorda moltissimo e la principessa non può fare a meno di ammirarlo inebetita nello specchietto retrovisore. Del resto dice Antonio, il bar manager italiano, che ha vinto il concorso: non si può mettere un cesso al volante di una macchina del genere!
Già la Jaguar, la principessa non se ne era manco accorta, non l’aveva quasi vista troppo presa dal resto.

La macchina si ferma quando la Torre Eiffel è così grande e vicina da esser diventata invisibile. Ci si trova praticamente sotto, quasi fino agli ascensori che portano su al ristorante Le Jules Verne.
Sono sole le 10.30 e la principessa strabuzza gli occhi quando le mettono in mano il primo bicchiere di Champagne, la giornata si preannuncia faticosa.

Con il senno di poi, la principessa avrebbe dovuto fare la secchiona come al liceo o durante i primi anni di università, sedersi in prima fila e non prestare attenzione alla chiacchiere dei vicini di banco… invece si è seduta vicino al solito onnipresente Brian (Materialiste) alla simpatica Alicja di (WeHeartIt) ed ai vincitori del concorso Life can be perfect.
Nessuno di loro era proprio un esperto di Champagne o in generale di vino, perciò le chiacchiere hanno avuto spesso il sopravvento. Quando si ha l’opportunità di prendere parte ad un’esperienza del genere è stupido non cercare di assorbire quanto più possibile… Ma ormai è fatta!

Assaggiare 12 vini, 12 diverse annate della medesima Cuvée R.D. di cui si festeggia il mezzo secolo, una degustazione guidata da Mathieu Kauffmann, Cellar Master Bollinger.
Forse anche voi sapete che nelle degustazioni, che prevedono annate diverse, si procede dal vino più giovane a quello più vecchio. Chiedendo anticipatamente scusa agli addetti ai lavoro, ecco il percorso fatto con qualche impressione, ricordo, appunto, pensiero/delirio, raccontato da sua maestà in prima persona:

R.D. 1997
Composto da 65% Pinot Noir e 35% da Chardonnay.
E’ un vino strano. Fin dall’odore ha note affumicate, il mio vicino padovano bar manager di professione, mi racconta che gli è capitato servendolo ai non esperti che lo rimandassero indietro lamentandosi. Ha note di cantina, quasi di formaggio ed il dosaggio di zucchero è molto basso. L’annata è stata caratterizzata da tempo instabile, bassissime temperature all’inizio dell’inverno, fioritura prematura e successive gelate, poi caldissimo ed infine cattivo tempo per tutto il mese di agosto.

Il 1997 per me è stato un anno orrendo, questo inconsueto Champagne è la prova che non è stato tale solo per me!

R.D. 1996
Composto da 70% Pinot Noir e 30 % da Chardonnay.
Ha un odore migliore del 1997, note vegetali ed esotiche, come vaniglia e cannella. Il Cellar Master dice che a suo parere è uno dei migliori R.D. mai prodotti. Dopo un asciutto e freddo inverno, le vigne hanno iniziarono a germogliare a metà aprile, seguì un maggio freddo ed un giugno caldo e soleggiato, poi un’ estate capricciosa.

Quell’anno nacque la mia cugina più giovane Alice, la prima bambina a cui io abbia prestato attenzione!

R.D. 1995
Composto da 63% di Pinot Noir e 37% da Chardonnay.
E’ uno dei migliori competitor per il vino dal 1996, dice sempre il Cellar Master. E’ elegante e fine, sa di marmellata e frutta e contiene molto tannino.
Un inverno mite e piovoso, diete spazio ad una calda primavera fino a metà aprile, poi a metà aprile ci furono delle gelate, anche maggio e giugno furono caratterizzati da un tempo contrastante.

Il fotografo ufficiale continua a scattarmi foto e io tendando di nascondermi, perdo la concentrazione.

R.D. 1990
Composto da 69% di Pinot Noir e 31% da Chardonnay.
Sento subito il profumo di bosco e funghi ed il sapore dei funghi si fa vivo anche in bocca. Poi mi perdo in chiacchiere, parliamo di orologi ed ascolto poco il Cellar Master. Inverno mite e umido, gelate primaverili, siccità in primavera, estate eccezionalmente soleggiata.

Nell’estate 1990, avevo 16 anni, un bellissimo costume intero tricolore e l’orrenda mascotte che pendeva dal bracciale di un orologio, c’erano i mondiali di calcio in Italia.

R.D. 1988
Composto da 72% di Pinot Noir e 28% da Chardonnay.
Questo vino è definito un ‘anomalia, ma non in senso negativo. Boh, dicono che ha un ottimo bilanciamento tra acidità e note fruttate. Dopo un inverno mite ed eccezionalmente piovoso, le condizioni climatiche furono caratterizzate da alternanza tra periodi di siccità a periodi di piogge.

Brian mi ricorda (ne avevo bisogno?!) che aveva due anni nel 1988… io invece ero già partita da sola per la seconda volta, direzione Londra.

R.D. 1985
Composto da 65% di Pinot Noir e 35% da Chardonnay.
E’ un vino un po’ più facile rispetto a quelli bevuti finora, almeno per me. Si sentono note di torrefazione e caffè. L’annata fu caratterizzata dal punto di vista meteo da un eccezionale gelata durante il mese di gennaio, si arrivò a -25°C per molti giorni.

La maggior parte dei miei commensali a questo punto, non era ancora nata.

R.D. 1979
Composto da 75 % di Pinot Noir e 25% da Chardonnay.
E’ il vino più dolce e meno acido assaggiato finora. Ricordi di nocciola a ciliegie. Forse è quello che mi piace di più almeno finora. Quell’anno, le viti gemmarono tardi.

E’ l’anno di nascita dei miei due soci.
Avete notato manca il 1974… pessima annata anche per lo Champagne!

R.D. 1976
Composto da 65% di Pinot Noir e 35% da Chardonnay.
Ha un sacco di bollicine per essere così longevo e mi piace, non ha un odore troppo intenso al primo contatto con naso. Forse è questo il mio preferito. Lo ho già detto anche per il 1979? Il clima fu caratterizzato da un ‘estate eccezionalmente calda che portò il terreno ad essere molto asciutto.

All’epoca io ero ancora figlia e nipote unica, bei tempi: nessun altro erede al trono!

R.D. 1966
Composto da 75% di Pinot Noir e 25% da Chardonnay.
“Very moving” sento dire… e mentre mi chiedo che cavolo significa riferito ad uno Champagne visto che non si riferiscono alle bollicine, ho un sentore di funghi anche qui. Ascolto il Cellar Master dire che fu un annata complicata, con pochissimi frutti.

Finalmente un vino più vecchio di me!

R.D. 1961
Composto da 75% di Pinot Noir e 25% da Chardonnay.
E’ dolce, sento dire femminile. Il Cellar Master dice che è ottimo e che non se lo aspettava neanche lui così buono! L’annata fu caratterizzata da una fioritura tardiva.

R.D. 1959
Composto da 75% di Pinot Noir e 25% da Chardonnay.
Si sentono note di torrefazione e di ciliegie. Fioritura iniziata tardi, non sento altro, troppo presa dai pettegolezzi internazionali, che si fanno al tavolo o forse sono ormai provata dai 10 bicchieri precedenti. Già perché anche se sui tavoli sono state disposte le apposite sputacchiere, al nostro tavolo per fortuna non sono state usate. Non mi diverte vedere gente che sputa, fosse anche ottimo champagne.

R.D. 1952
Composto da 75% di Pinot Noir e 25% da Chardonnay.
Quando aprono quest’annata, la sala sulle prime si zittisce poi forse (non ne sono più certa) scatta anche un applauso e sicuramente molti flash che immortalano sia le bottiglie, che i tappi delle bottiglie. A nessuno di noi invitati capiterà di bere un’altra volta quest’annata. Quando insisto e provo a chiedere il prezzo mi dicono che non c’è un prezzo, semplicemente non si vende.

“Si potrebbe ammazzare per molto meno” dice qualcuno appena se lo trova davanti. E’ la prima R.D. e la Cuvée nacque proprio per festeggiare questa che fu un ottima annata. Si sente il cioccolato e il caffè, nel bicchiere non ci sono più tante bollicine, pare quasi un vino bianco fermo, ma è buono!

Alla degustazione è seguito un aperitivo, si proprio così, ed un pranzo a base di altre annate della Cuvée R.D. Separata dai suoi sodali e messa a sedere con il Cellar Master e giornalisti super specializzati in Champagne, la principessa fu adottata da loro come un’esotica mascotte, tutti si sono mostrati pazienti alla sue stupide domande e interessati alle sue esperienza in materia di vino.
Un leggero sorriso tradiva però quello che pensavano realmente: che ci fa questa buffa ed ignorante testolina riccia (forse coronata) ad una degustazione del genere? La risposta è: l’oca.
In ogni film di 007 c’è ne è una, o sbaglio?!

co-fondatrice e caporedattrice

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