Se permettete parliamo di donne

12 film, 3 documentari e una serie TV per parlare di donne

Se permettete parliamo di donne è un week end di incontri con autrici e illustratrici, per parlare di libri, di fumetti e, ovviamente, di donne.
Come faccio spesso, una volta lanciata l’idea mi dileguo prima che ci sia da lavorare sul serio, per cui gli incontri saranno a cura di Spinginuvole e delle 9mbreinlibro girls, Oriana Picceni e Mariapaola Pesce

Se avessimo potuto fare queste due giornate in un luogo fisico, mi sarebbe piaciuto accompagnarle con una piccola rassegna di cinema in tema. Visto che non è possibile, ho pensato di proporre comunque, a chi avrà voglia di seguire queste due giornate, una piccola filmografia, immediatamente fruibile da link.

Troverete alcuni film gratuitamente su Raiplay e presso la mediateca del Centri Servizi Culturali di Macomer (per usufruire del servizio occorre iscriversi; l’iscrizione e il prestito sono gratuiti; i film sono disponibili in dvd e in streaming). Altri sono sulle piattaforme di streaming a pagamento ma, nella maggior parte dei casi, si “trovano” [occhiolino occhiolino].

Cominciamo con una serie di documentari degli anni Sessanta. 

In Italia si chiama amore (1963) è un reportage di Virginio Sabel che racconta l’Italia dei sentimenti e dell’amore.

Qualche recensione lo definiva superficiale perché prende spunto da una serie di casi di cronaca un po’ folkloristici, come quello del ragazzo che sposa la donna di 80 anni, o quello dei due vecchietti che si battono per la medesima donna, o ancora quello della moglie tradita che si vendica ustionando il marito con l’acqua calda. Io invece ci ho sempre visto una fotografia genuina di un paese che fa i conti con i tempi che cambiano, e che un po’ a cambiare ci prova anche, ma dove ancora sopravvivono tanti pregiudizi sull’amore, sulla coppia e soprattutto sulle libertà delle donne. 

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Pierpaolo Pasolini nel 1965 girò l’Italia intervistando gli italiani sulle loro opinioni sul sesso, sulla libertà sessuale, sul mito della verginità, sul diritto delle donne di essere considerate, nel lavoro, in famiglia e nelle relazioni, al pari degli uomini.

Ne venne fuori un bello spaccato della società italiana intitolato Comizi d’amore.

La donna che lavora è una serie di documentari RAI molto interessanti, sulla condizione femminile delle lavoratrici nell’Italia degli anni Sessanta. 

Mi piacciono molto, come anche i film di quegli anni, e penso sia importante vederli, per ricordarci da dove veniamo.

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Se permettete parliamo di donne (1964) è la prima pellicola da regista di Ettore Scola.

I 9 episodi del film non hanno la pretesa di raccontare la femminilità, anzi, nella maggior parte degli episodi Vittorio Gassman la fa da padrone mentre i personaggi femminili hanno un ruolo di secondo piano e abbastanza stereotipato. Forse proprio per questo però, mi piacciono molto: perché senza voler dire niente di speciale, raccontano molto bene la percezione della donna e della femminilità in quegli anni.

Film che parlano di donne e di lavoro

Adua e le compagne di Antonio Pietrangeli (1960) racconta il tentativo di un gruppo di prostitute di riavviare la loro attività dopo la chiusura delle case chiuse a seguito della legge Merlin.
Le compagne acquistano un casolare in cui aprire un ristorante.
L’idea è di aprire in seguito le stanze al piano di sopra e di riprendere il vecchio lavoro, ma nascono da subito complicazioni.

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7 minuti è invece un film più recente (2016) di Michele Placido con Ottavia Piccolo

È una storia corale, che ha per protagoniste le operaie di una fabbrica che viene acquisita da un marchio francese. L’unica condizione che i nuovi proprietari chiedono è che le operaie rinuncino a 7 dei loro 15 minuti per la pausa pranzo. L’assemblea sindacale si riunisce per votare e in principio sembra facile decidere: bastano 7 minuti e in cambio tutte le operaie manterranno il posto di lavoro. Ma poi cominciano a ragionare sul peso e sul vero significato di quei 7 minuti.

Irina Palm (2007) è una commedia anglo-belga diretta da Sam Garbarski.

Racconta la storia di una donna che per poter curare il nipotino, che ha una malattia rara, risponde a un annuncio di lavoro per hostess. Quando si presenta per il colloquio le spiegano però che le mansioni richieste sono un po’ particolari. Lei non si tira indietro.

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Film che raccontano le donne e la famiglia

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Lanterne rosse (1991) è ormai un classico del regista cinese Zhang Yimou con Gong Li.

È la storia di una studentessa, che non potendo proseguire gli studi a causa della morte del padre, accetta di diventare la quarta moglie di un uomo. Una volta entrata in casa sua viene istruita sui rigidi rituali che la governano e su una serie di regole volte tutte a compiacere il marito-padrone.

Anche La ragazza con la pistola è un classico: uscito nel 1968 per la regia di Mario Monicelli, ha per protagonista Assunta (Monica Vitti), una giovane siciliana che viene rapita da uno spasimante non ricambiato e compromessa.

La regola dell’epoca vorrebbe il matrimonio riparatore, ma la mattina dopo lo spasimante si dà alla fuga ed emigra in Inghilterra. Sempre secondo la regola, il padre della ragazza o il fratello, dovrebbero uccidere il fuggiasco per lavare l’onore, ma Assunta non ha né padre, né fratello, per cui infila una pistola in borsetta e parte a sua volta per l’Inghilterra.

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Sedotta e abbandonata (1964) di Pietro Germi fotografa in modo simile i complessi meccanismi sociali che regolano le relazioni nella Sicilia dell’epoca. 

Peppino Califano frequenta casa Ascalone perché è fidanzato di Matilde, una delle figlie di Vincenzo Ascalone. In un assolato pomeriggio estivo però, mentre tutti dormono, Peppino, attratto da tempo dalla sorella più piccola, Agnese (Stefania Sandrelli), ne abusa. Quando la famiglia si accorge che Agnese è incinta si scatena il finimondo.

Anche Mangiare, bere, uomo, donna (1994) del regista taiwanese Ang Lee è ormai un classico. Il signor Chu è un cuoco di fama, rimasto vedovo, che vorrebbe vedere le sue tre figlie sposate. La più grande però non sembra interessata ad avere una relazione a causa di una delusione amorosa, la seconda sembra aver consacrato la sua vita alla carriera e la terza è ancora piccola.

È un bellissimo film sulla cucina cinese e sul rapporto tra padre e figlie. Il padre nutre aspettative abbastanza tradizionali nei confronti delle figlie ma sarà proprio lui a stupire tutti.

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Per raccontare la donna e le relazioni in famiglia ho poi scelto due film sul mondo arabo.

Il primo è La sposa bambina della regista yemenita Khadija Al-Salami. Il film racconta la storia di Nojoom, una bambina di 10 anni che la famiglia, per togliersi da casa una bocca da sfamare, da in sposa a un uomo di 30 anni. In accordo con le leggi e con la tradizione, l’uomo promette di attendere l’età dello sviluppo della bambina per consumare il matrimonio ma, una volta arrivato a casa, la violenta. La bambina fugge e cerca giustizia.

Il secondo è La bicicletta verde di Haifaa Al-Mansour, prima regista donna degli Emirati Arabi.

Wadjda è una bambina che desidera una bicicletta, ma è considerato sconveniente che una bambina ne possieda una. Così, quando ne vede una verde in un negozio, chiede al negoziante di tenergliela da parte finché non avrà messo da parte i soldi per pagarla. L’annuale gara di conoscenza del Corano, il cui premio sono 1000 riyal, sembra l’occasione perfetta per guadagnare i soldi che le occorrono e Wadjda si mette a studiare con impegno.

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Una serie tv e altri due film

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Ho visto Dietland di Marti Noxon l’anno scorso e mi era piaciuta abbastanza. 

La protagonista è Alice, una ragazza obesa che si occupa della rubrica della posta per un magazine di moda e desidera dimagrire. Varie sotto-trame si intrecciano con la trama principale che rimane la stima di sé e del proprio corpo, non sempre facile per chi è sovrappeso.

Gli ultimi due film non li ho ancora visti e quindi non ve li racconto. Li ho scelti entrambi dalla ricca offerta disponibile presso la mediateca di Macomer (per usufruire del cui servizio vi ricordo che dovete iscrivervi, ma è gratuito e vale la pena perché hanno una scelta davvero notevole) e li guarderò anch’io per la prima volta. 

Libere, disobbedienti, innamorate (2016) della regista palestinese Maysaloun Hamoud, racconta essere donne in Palestina

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Advanced style si basa invece sul blog del fotografo americano Ari Seth Cohen e racconta l’essere belle e stilose anche a 60 anni.

Questo è tutto.
Divertitevi con i film di Se permettete parliamo di donne.
E ricordatevi di seguire gli incontri del 6 e 7 marzo!

SE PERMETTETE PARLIAMO DI DONNE è una due giorni di incontri con autrici e fumettiste, per parlare ovviamente di libri, di fumetti e di donne a cura di Spinginuvole e 9vembreinlibro e con la collaborazione di Frizzifrizzi.

Gli incontri nelle due giornate sono suddivisi in modo tematico e saranno in streaming sulla pagina Facebook di Spinginuvole.


SABATO 6 MARZO per Donne e impegno civile alle 17,30 Oriana Picceni intervista le autrici Luciana Cimino (Nellie Bly, Tunué) e Mariapaola Pesce (Angela Davis / Rosa Parks, Beccogiallo).
Alle 18,30 invece, per Donne di ieri e di oggi è Mariapaola Pesce a intervistare l’editrice Lorenza Tonani di HOP Edizioni e leillustratrici Eleonora Antonioni (Trame libere, Sinnos; Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano, Eris Edizioni; Alice in Austenland, HOP Edizioni) ed Elena Triolo (Ansia / Make up e altri disastri / Coco, HOP Edizioni).

DOMENICA 7 MARZO è invece il turno di Donne e storia con un primo incontro alle 17,30, in cui Oriana Picceni incontra l’autrice Roberta Balestrucci Fancellu, (Non è bella ma / Le perfide, HOP Edizioni) e l’autrice e illustratrice Giorgia Marras (Sissi, Diabolo), mentre alle 18,30 per Donne e clichés conclude questa piccola rassegna Mariapaola Pesce, intervistando Cinzia Ghigliano (Vivian Maier, Orecchio Acerbo; Tina Modotti, Contrasto) e Sara Vivan (Gerda Taro, Contrasto).


La testata della manifestazione è stata illustrata da Marianna Balducci.

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