Ritratti, paesaggi e torte glassate: la retrospettiva di Wayne Thiebaud alla Fondation Beyeler di Basilea

Figura ancora poco nota in Europa, ma estremamente affermata oltreoceano, Wayne Thiebaud è il protagonista di una retrospettiva ospitata dalla Fondation Beyeler di Basilea. Un percorso di 65 opere che racconta il cammino di un artista che mosse i primi passi come grafico e pubblicitario per poi diventare uno dei pittori più apprezzati e quotati da collezionisti americani, canadesi e giapponesi. Celebre per i suoi still life zuccherosi, l’esposizione mette in luce altri nuclei tematici dell’artista come i ritratti malinconici e distanti e i paesaggi dalle vertiginose prospettive.

Se non fosse considerato “il meglio della tipografia svizzera”, qualcuno (dotato di un sufficiente sense of humor) potrebbe pensare che la Fondation Beyeler abbia scelto di affidare il progetto del catalogo dedicato a Wayne Thiebaud allo Studio Bonbon per una divertente coincidenza semantica. Come il nome dello studio attivo da quindici anni a Zurigo e vincitore di numerosi premi richiama alla mente quei piccoli dolci di pasta morbida per lo più contenuti in cestelli di carta pieghettata, così l’artista americano ospite a Basilea fino al 21 maggio è noto soprattutto per il suo incredibile repertorio ad alto tasso glicemico: cheese cake, donut, una lunga serie di torte glassate, coni di gelato dipinti per accendere quell’incredibile desiderio che nasce dall’osservare ciò che non si può avere. Del resto, come scriveva Emily Dickinson — “allora capii / che la fame è un istinto / di chi guarda le vetrine dal di fuori. / L’entrare, la disperde.” — solo ciò che è inarrivabile scatena quel cortocircuito psichico che porta a sublimare l’oggetto del desiderio. Desideri e tentazioni che aleggiano nelle prime sale della sempre suggestiva Fondazione svizzera progettata da Renzo Piano dove il visitatore è accolto dalle morbide pennellate alla crema con cui l’artista americano diede corpo ai suoi zuccherosi dolci color pastello.

Curata da Ulf Küster, Senior Curator della Fondation Beyeler, la retrospettiva presenta 65 opere di un artista ancora quasi sconosciuto in Europa, ma estremamente popolare oltreoceano e super quotato. Una rassegna che intende approfondire i diversi nuclei tematici di Wayne Thiebaud a due anni di distanza dalla sua morte, avvenuta il giorno di Natale quando il pittore aveva 101 anni. Nuclei tematici che comprendono, oltre ai già citati dolciumi e oggetti di uso quotidiano, ritratti e paesaggi dal forte impatto visivo.

Wayne Thiebaud, “35 Cent Masterworks”, olio su tela, 91.4 x 61 cm, 1970–72
Collezione della Wayne Thiebaud Foundation
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(courtesy: Fondation Beyeler)
Wayne Thiebaud, “Pies, Rows”, olio su tela, 55.9 x 71.1 cm, 1961
Collezione della Wayne Thiebaud Foundation
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(foto: Matthew Kroening | courtesy: Fondation Beyeler)
Wayne Thiebaud, “Three Cones”, olio su cartoncino, 33 x 37.5 cm, 1964
Collezione di Bill e Donna Acquavella
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(courtesy: Fondation Beyeler)

Nata dalla stretta collaborazione con il lascito dell’artista e con la sua galleria Aquavella di New York, la mostra si apre con una sorta di manifesto poetico che, pur nella sua leggera ironia, rivela la relazione di Thiebaud con i maestri che hanno influito sul suo percorso. Si tratta di 35 cent Masterworks (1970-72) un espositore di dispense contenente una decina di riproduzioni di opere di pittori che ammira: Thomas Eakins, Diego Velázquez, Henri Rousseau, Honoré Daumier, Paul Cézanne, Piet Mondrian, Claude Monet, Giorgio Morandi, Edgar Degas, Henri Matisse, Pablo Picasso, Giorgio De Chirico. Un vero e proprio “catalogo di influenze” che sarà divertente cercare di rintracciare nelle opere esposte durante il percorso. E se in questo lavoro riconosciamo il debito di Thiebaud alla storia dell’Arte che ben conosceva dato che per tutta la vita svolse presso l’Università della California l’attività di insegnante, nella successiva opera Mickey Mouse (1988) rintracciamo il suo legame con il mondo della grafica e della pubblicità che frequentò in età giovanile.

Appassionato di fumetti, lavorò nel dipartimento di animazione della Walt Disney Studios di Burbank dove disegnò migliaia di fotogrammi di personaggi come Pippo, Pinocchio e il Grillo parlante. Continuò la carriera di grafico pubblicitario presso la Universal Pictures e, in seguito, nel dipartimento pubblicitario di Rexall Drugs, una catena di farmacie al dettaglio. Del resto, come lui stesso affermò, Walt Disney e Willem de Kooning furono le figure che maggiormente lo influenzarono. Conosciuto a New York durante un anno sabbatico (1956-57) trascorso lontano dalla California, Willem de Kooning fu in assoluto la figura più importante della sua vita artistica poiché spingendolo “a cercare di disegnare qualche cosa che conoscesse bene e lo interessasse molto, senza pensare all’eventuale successo” lo avviò alla rappresentazione di quei semplici triangoli che a poco a poco si trasformarono nelle celebri fette di torta che lo resero popolarissimo e ricercato.

Wayne Thiebaud, “Two Paint Cans”, olio su carta montato su cartoncino, 34.9 x 50.5 cm, 1987
Collezione della Wayne Thiebaud Foundation
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(foto: Matthew Kroening | courtesy: Fondation Beyeler)

Proseguendo il percorso della mostra, dopo i suoi numerosi still life per i quali fu spesso associato a Morandi (nel 2011 il Museo Morandi di Bologna propose una mostra che metteva in relazione le opere dei due artisti), incontriamo gli altri due soggetti a cui si dedicò durante la sua carriera. In primis i ritratti: individui rappresentati in modo realistico, colti in posizioni insolite e statiche, intrappolati nella stessa solitudine e malinconia dei protagonisti di Edward Hopper. Fra questi Student (1968), Eating Figures (1968), Girl with Pink Hat (1973), “la cui individualità” — come sottolinea Ulf Küster nel testo critico del catalogo — “si dissolve completamente nella miriade di combinazioni di colori vibranti dai quali è composto il dipinto”. E, infine, i paesaggi. Montagne e abissi che invitano a precipitare nella profondità del colore, vedute urbane multi-prospettiche e vertiginose che ritraggono scorci inediti di San Francisco e campi rurali dei dintorni di Sacramento non necessariamente connessi alla realtà, realizzati con pennellate vigorose, materiche, lente. Un universo in bilico fra la presa diretta del mondo e la sua continua e folgorante trasfigurazione.

Wayne Thiebaud, “Eating Figures (Quick Snack)”, olio su tela, 181.6 x 120.7 cm, 1963
Collezione privata, courtesy di Acquavella Galleries
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(courtesy: Fondation Beyeler)
Wayne Thiebaud, “Student”, olio su tela, 152.7 x 122.2 cm, 1968
The Doris and Donald Fisher Collection at the San Francisco Museum of Modern Art
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(foto: Katherine Du Tiel | courtesy: Fondation Beyeler)
Wayne Thiebaud, “Girl with Pink Hat”, olio su tela, 91.4 x 74.9 cm, 1973
San Francisco Museum of Modern Art, donazione di Jeannette Powell
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(foto: Katherine Du Tiel | courtesy: Fondation Beyeler)
Wayne Thiebaud, “Untitled (City View)”, olio su tela, 50.8 x 40.6 cm, 1993
Collezione della Wayne Thiebaud Foundation
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(foto: Matthew Kroening | courtesy: Fondation Beyeler)
Wayne Thiebaud, “Flood Waters”, olio su tela, 121.9 x 152.4 cm, 2006/2013
Collezione privata, courtesy di Acquavella Galleries
© Wayne Thiebaud Foundation/2022, ProLitteris, Zurich
(courtesy: Fondation Beyeler)
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