CX80: un nuovo font con grazie modulari

La mente umana — lo sappiamo bene — ha la tendenza a classificare. Oggetti, idee, ere, fenomeni: tutto quanto è degno di un’etichetta, che poi finisce in gruppi e sottogruppi in base a similitudini e differenze, con l’intento ultimo di ordinare il caos che ci circonda, e farci largo a colpi di tassonomie, schemi, metodi e parametri nella fumosa e ipercomplessa vertigine dell’esistenza.

Neppure i caratteri tipografici sono sfuggiti a questa smania classificatoria. In un panorama sempre più affollato di lettere dalle molte differenti forme, sono stati sviluppati diversi sistemi, soprattutto nel corso ‘900, e c’è un bello studio del 2013 che presenta i 25 più importanti.
Tra di essi però non appare il Codex 1980, un insolito metodo di classificazione ideato appunto nel 1980 dal type designer, illustratore e grafico francese Jean Alessandrini.
Non trovandosi a suo agio con il sistema allora più in voga — il cosiddetto Vox-ATypI, inizialmente creato nel 1954 da Maximilien Vox, francese pure lui, e poi adottato dall’Association Typographique Internationale a partire dagli anni ’60 — Alessandrini osservò i tantissimi alfabeti che aveva raccolto fin da ragazzino e decise di ispirarsi alla classificazione biologica delle specie animali, ordinandoli in 19 grandi famiglie (alcune con nomi affascinanti come Exotypes, per le lettere di forma latina ma influenzata da grafie non latine; oppure Transfuges, per quei caratteri che sfuggono alle rigide etichettature), 2 Éventualités (cioè le varianti italic oppure stencil), e infine, per descrivere in maniera ancora più precisa, 5 possibili liste di renseignements d’appoint, cioè informazioni aggiuntive, che possono essere oggettive (cioè grassetto, ombreggiato, ecc.), soggettive (monotono, laborioso, manierista, mondano), storiche (medievale, rinascimentale, contemporaneo), stilistiche (barocco, cubista, surrealista, pop) e geografiche (arabo, ebraico, celtico).

Il metodo Codex 1980 venne in effetti demolito da gran parte della comunità internazionale della grafica e della tipografia, ma le intuizioni di Alessandrini vengono ancora oggi studiate, e in certi casi ispirano pure nuovi progetti.
È il caso del nuovo carattere tipografico CX80 (il nome è evidentemente un omaggio al Codex), disegnato da Damien Gautier, designer francese co-fondatore dello studio grafico Bureau 205, della casa editrice Éditions 205 e della fonderia tipografica digitale 205TF.

Prendendo spunto dalle numerose categorie immaginate da Alessandrini per classificare le forme delle lettere, Gautier ha immaginato un carattere ibrido che combina quattro stili differenti per altrettante tipologie di grazie, che si possono trovare anche tutte insieme in uno stesso glifo, come tanti ingredienti di un cocktail: senza grazie, con grazie triangolari, rettangolari o rettangolari arrotondate. Le combinazioni sono fino a 256.

«L’utente è libero di giocare con le possibilità offerte dal carattere tipografico. Può scegliere di essere un iconoclasta associando serif diversi (semplicemente usando la tastiera), oppure può preferire uno dei quattro stili di base che corrispondono a ciascuno dei serif» spiega il designer, che ha iniziato a lavorare al progetto fin dal 2009 e ha rilasciato da poco la versione definitiva, la quale consente di “giocare” anche sul peso delle lettere.

Piccola curiosità: oltre al sistema di Alessandrini, ad aver influenzato la genesi di CX80 c’è anche un motorino Ciao della Piaggio. Quando Gautier era ragazzino, negli anni ’80, andava di moda truccarlo con marmitte ed elementi decorativi, talvolta in stili assai differenti tra loro. «Questa cultura del tinkering e del modding oltraggioso si ritrova anche nel carattere tipografico» rivela il designer.

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