Pulce Edizioni: intervista a Cristina Petit

Ho conosciuto Cristina Petit a primavera 2021, se non mi sbaglio. Dopo le chiusure dell’inverno dovute alla pandemia da Covid19, avevo voglia di muovermi per cui andai a Bologna a incontrare diversi piccoli editori che non conoscevo. Ricordo che la riunione con Cristina la facemmo in un parco, su una panchina, e pensai: cavolo, dovremmo farle sempre così!

Un anno dopo ho pensato di intervistarla per raccontare il suo lavoro di autrice e di editrice con Pulce Edizioni.

Ciao Cristina, raccontaci un po’ il tuo percorso e la nascita di Pulce Edizioni.

Il mio percorso è un cammino che è sempre stato vicino ai libri: mentre li leggevo ai bambini a scuola, ai miei figli e poi mentre li scrivevo. Avevo da poco deciso di prendermi una pausa dopo vent’anni di insegnamento e mi sono trovata coinvolta nella nascita di Pulce che ha pubblicato il suo primo libro nel maggio del 2019.

Nel catalogo di Pulce ci sono diversi titoli firmati da te come autrice. La casa editrice è conseguenza del tuo voler scrivere o è piuttosto l’inverso? 

Il fatto che ci siano miei titoli non è assolutamente conseguenza del mio voler scrivere. Quando ho un progetto nuovo capita che lo faccia vedere, prima di ogni altra casa editrice, al Comitato Redazionale di Pulce e spesso e volentieri capita che venga accolto con entusiasmo. 

Hai pubblicato libri anche con altri editori?

Certo. La mia casa editrice del cuore, quella con cui ho cominciato, è stata Il Castoro. Poi ho incontrato altre realtà bellissime e pubblico con: Panini, San Paolo, Valentina Edizioni, La Coccinella, Giunti, Artebambini, Raffaello, Il Leone Verde Piccoli e altri. 

Raccontaci la tua casa editrice. Cosa pubblicate? 

Ci provo. Intanto vorrei precisare che non è la mia casa editrice, io sono nel Comitato redazionale insieme ad altre persone e insieme abbiamo identificato i valori a cui fare riferimento nella scelta dei titoli da pubblicare. Crediamo in un’infanzia libera di essere, di sperimentare, esplorare. Pensiamo che la natura, le storie, la poesia e la bellezza abbiamo un ruolo fondamentale nello sviluppo dei nostri bambini. Proprio per via della potenza evocativa del sapiente accostamento tra parola e immagine, l’albo illustrato più di tutto ci fa battere il cuore e ne abbiamo fatto la forza del nostro catalogo. Ma dall’unione delle diverse personalità e competenze riunite nel comitato è nata una sempre più forte esigenza di allargare il nostro sguardo.

Come prima cosa, abbiamo imparato a guardarci indietro, al passato e ad un’eredità in qualche modo dimenticata. Il progetto C’ERA UN’ALTRA VOLTA consiste infatti nel recupero di libri risalenti ad un periodo che va dalla fine del 1800 e gli anni ’30, mai tradotti in italiano oppure introvabili se non in traduzioni di vecchia data. L’obiettivo è dare una seconda vita a titoli che a nostro avviso meritano una (ri)scoperta. Pensiamo che abbia un senso dal punto di vista della storia della letteratura per l’infanzia ma non solo. Ci interessa, infatti, approfondire il contesto culturale e geografico di provenienza dell’opera, e anche la storia di autori e illustratori che vi hanno lavorato.
Inoltre, ci piace pensare un’infanzia che trascende il tempo e lo spazio e che va quindi rispettata e difesa nei suoi tempi, nelle sue necessità, possibilità e desideri. In questo il passato può essere un importante confronto per riflettere sulle modalità e gli obiettivi dell’educazione di oggi, perché crediamo che i bambini siano bambini in tutte le epoche e che il loro sviluppo psicofisico abbia delle tappe che vanno rispettate a prescindere dall’anno in cui vengono al mondo.

Come scegliete i titoli?

Gli autori e illustratori che abbiamo scelto di (ri)proporre sono artisti che hanno avuto molto rispetto dell’infanzia: chi dei suoi giochi e segreti come il signor Stevenson, chi della disobbedienza civile come la signora Potter, chi dell’intrinseca attrazione che i bambini hanno per il mondo naturale come suor Sibylle von Olfers; c’è chi ha adoperato un senso dell’umorismo sfacciato e schietto come J. L. Bridgman, chi ha risposto alla necessità di immagini delicate e rassicuranti come Maurice Boutet de Monvel, chi invece ha sfidato l’immaginario canonico con illustrazioni in bianco e nero come Wanda Gág e chi con un’estrema pulizia visiva come l’artista André Hellé
Siamo sicuri, e ne abbiamo già avuto in parte la conferma, che questi libri piacciano ai bambini di oggi e in molti casi anche agli adulti, perché l’eco che risuona in queste pagine si accorda a qualcosa di molto profondo che vibra diversamente in ciascun lettore, grande o piccino.

Non solo, però, abbiamo imparato a guardare al passato, ma anche al futuro. Desiderosi di crescere al fianco dei nostri lettori, ci siamo aperti anche alla narrativa e cimentati in un progetto completamente nuovo, in primis per noi. Aura Miller e il segreto di Drema di V. F. Lyndon, presentato in anteprima alla Bologna Children’s Book Fair nello scorso marzo, è un romanzo fantasy che ci piace definire crossover: sebbene l’autrice abbia scritto pensando a giovani e giovanissimi lettori, siamo certi che sottenda un messaggio valido ed essenziale a tutte le età. L’intera costruzione del mondo fantastico — dai forti rimandi a grandi saghe quali Harry Potter, Le Cronache di Narnia e Queste Oscure Materie — si basa sulla contrapposizione tra sogni e incubi e sull’idea che questi abbiano sì un’origine profondamente personale, ma possano diventare qualcosa di “cosmico”, letteralmente. Nell’universo si trovano infatti sospesi i due vulcani gemelli Drema e Etrom, dove rispettivamente si realizzano sogni e incubi dell’intera umanità. La protagonista, Aura Miller, catapultata su Drema, dovrà diventare una Realizzatrice e affrontare una prima, difficilissima prova: realizzare Omar, un ragazzo vittima di un incidente, sogno di sua madre che spera con tutto il cuore si risvegli dal coma. Si esce da questo libro, tutto da divorare e pieno di azione, con la semplice e chiara certezza che da qualche parte nell’universo esiste un realizzatore per ogni nostro desiderio, ma ciascuno deve fare la sua parte: credere. I nostri bambini e i nostri giovani non devono infatti perdere la “desideranza”, quella forza che nel romanzo mantiene luminosi i desideri che si materializzano su Drema. Per questo, insieme ai nostri lettori, vogliamo immaginare un futuro in cui, nonostante gli eventi che hanno sconvolto e tutt’ora sconvolgono il nostro presente, si possa tornare a credere in qualcosa che ci spinga ad andare avanti.

Vedo che nel catalogo si alternano titoli italiani e traduzioni dall’estero. Ci vuoi raccontare un po’ le scelte sui cataloghi stranieri?

La caccia ai titoli stranieri è molto divertente e stimolante. Per quanto riguarda gli albi illustrati ci sono ancora molti titoli da portare in Italia. Gli autori e gli illustratori stranieri sono un prezioso apporto al panorama editoriale italiano sia dal punto di vista stilistico che di contenuti. Oltre le solite aree di traduzione occidentale ci stiamo spingendo anche in oriente e abbiamo da poco acquisito titoli dalla Corea e dal Giappone.
Non solo albi, però, proprio quest’anno abbiamo tradotto Sei proprio tu? (in originale Clownfish) dell’inglese Alan Durant, lettura sorprendentemente leggera e divertente nonostante tratti un tema forte come quello del lutto, che, appunto dal panorama straniero, impariamo non essere più un tabù.

Quanto ha impattato la pandemia Covid19 sulla vostra casa sa editrice appena nata? E con quale strategia siete andati avanti?

Diciamo che la chiusura di tutto a soli sei mesi dalla pubblicazione del primo libro è stato qualcosa di molto faticoso perché molti lettori ancora non ci conoscevano. L’editore ha deciso di offrire dei corsi di formazione per insegnanti, genitori e bibliotecari per spiegare, ad esempio, il progetto dei cartonati WHITE BOARDS, progettati da un’equipe di lavoro attenta al rispetto dei più vari tempi e stili cognitivi. Questi momenti di formazione, ma anche confronto con le realtà che si occupano di libri e bambini, hanno avuto molta partecipazione e proseguono tutt’oggi in modalità mista, sia in presenza che online. Basta fare richiesta.

Quanti libri avete fatto uscire finora? Ne hai uno preferito? E quello che funziona di più?

Mi sembra all’incirca centocinquanta. Scegliere un preferito non è mai cosa facile, però ti posso dire che amo molto Simon James, di cui abbiamo pubblicato vari titoli, è un autore e illustratore inglese che conosce i bambini e il loro mondo fatto di cose segrete, grandi emozioni e piccoli gesti nascosti. Quindi scelgo Il bambino venuto da Marte, perché io, quella voglia lì di scappare, me la ricordo bene quando ero piccina.

6 libri di pulce edizioni


Tutti in carrozza!
di Élisabeth Corblin

Un libro divertente che risponde, finalmente, a tutte le domande che ci facciamo, fin da quando eravamo bambini, sui treni.
Per esempio: perché il controllore fischia? Semplice: perché così è scritto sul suo spartito. E perché sul biglietto è indicato il numero del sedile? Perché i viaggiatori viaggino seduti vicini in base alle loro affinità.
Proseguendo con il libro, scoprirete le meraviglie del vagone ristorante, e anche che è il capotreno in persona che lava l’insalata dei sandwich (lo fa sul tetto del treno, ecco perché certe volte vedete sgocciolare acqua sui finestrini anche se non piove), e scoprirete anche il motivo per cui i treni, certe volte, si fermano in mezzo al niente.
Nemmeno questo libro però, risponde a una domanda: perché le mucche guardano i treni?

Oscar e il suo incredibile viaggio
di Annemarie van Haeringen

Il piccolo Oscar è un elfo e mentre attende che le brioches appena sfornate si raffreddino si mette a seguire un filo rosso. Lungo il cammino incontrerà così una lumaca e un uccello, si ritroverà sul tavolo di un disegnatore e tra i giocattoli di un bambino, attraverserà poi un laghetto, fino a trovare, all’altro capo del filo, una sorpresa ad attenderlo.
Lo stile di Annemarie van Haeringen mi ricorda un po’ quello di Quentin Blake ed è perfetto per questa storia buffa che conduce il lettore attraverso un mondo in miniatura.

La marea
di Clare Helen Welsh e Ashling Lindsay

Una mamma, una bambina e il nonno passano la giornata al mare. Giocano e fare castelli di sabbia e a cercare conchiglie. Poi aspettano la marea per vedere le stelle marine. Ma il nonno, qualche volta si comporta in modo strano. Dimentica le cose. Oppure le scambia, come quando seppellisce i panini nella sabbia e mette sassi nel cestino della merenda.
Un libro delicato per affrontare un tema che ritrovo sempre più spesso negli albi illustrati, e cioè quello della demenza senile e della perdita di memoria.

Un leone è un leone
di Polly Dunbar

Un leone è sempre un leone, anche se porta cappello e ombrello. E anche se sembra gentile, se canticchia e ti invita a ballare.
Un libro in rima, dal gusto molto anglosassone, da leggere e rileggere con i più piccoli (mi raccomando: ricordatevi il ruggito alla fine).

La notte in cui la luna sparì
di Cristina Petit e Ohara Koson

Ohara Koson è stato un pittore giapponese vissuto tra 1800 e 1900 e maestro dell’arte Kacho-e, l’arte cioè di ritrarre uccelli e fiori. Nelle sue stampe si ritrovano però molti altri animali, che diventano qui protagonisti di una storia.
Tutto comincia una notte senza luna. Le oche, preoccupate di non vederla, cominciano a starnazzare per diffondere la notizia. Il messaggio passa di bocca in bocca, dalle anatre, alla carpa, dalla mosca alla rana e fino al gufo. Tutti sono preoccupati, tranne il babbuino che continua a rimanere calmo…

Camping
di Eilika Mühlenberg

Un silent book che ci porta in un camping estivo, tra tende, tuffi, surf e barbecue. Ma poi attenzione, arriva un temporale! Tutti corrono al riparo, il vento porta via tutto! Poi torna la calma, ma uno dei coccodrilli gonfiabili è si è alzato in volo e sembra non abbia nessuna voglia di scendere.

editorialista
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