Ericailcane ha disegnato la copertina e diretto un video per il nuovo disco dei Korobu

Se c’è una cosa che ha sempre caratterizzato il lavoro di un artista come Ericailcane — oltre al meraviglioso segno e a un immaginario poetico e fiabesco al servizio di una critica feroce e lucidissima alla società contemporanea — è la coerenza. Uscito dall’Accademia di Belle Arti di Bologna e già da anni riconosciuto a livello internazionale come uno tra gli autori più importanti della sua generazione, notoriamente non si presta a committenze commerciali e a collaborazioni con realtà che non sente vicine alla sua visione del mondo. Visione che non ha mai avuto bisogno di essere esplicitata a parole (nemmeno il suo libro antologico Come quando fuori non piove contiene testi) ma che è piuttosto chiara, perlomeno per chi sa leggere le immagini, cosa che non di rado risulta difficile proprio a coloro che invece vivono dentro a tutt’altro panorama di valori.
Dunque se esce un video firmato da Ericailcane per un pezzo musicale, e quel pezzo musicale è tratto dall’album d’esordio di una band per cui l’autore di ha anche firmato la copertina, allora vale la pena drizzare le antenne e mettersi in ascolto: della musica, dei testi, delle immagini e, soprattutto, delle sensazioni, che cominciano a insinuarsi sottopelle fin da quando ci si trova di fronte alla nuvola nera che appare impressa sulle copie di Fading | Building dei Korobu, gruppo che si è formato a Bologna nel 2019 da musicisti che avevano già alle spalle esperienze in altri progetti musicali, e cioè Giallo (alla voce, al basso e al synth), Alessandro (alle chitarre e al synth) e Christian (alla batteria e alle percussioni elettroniche). Tra l’altro Fading | Building è anche il primo disco prodotto dalla Locomotiv Records, etichetta nata dall’omonimo club bolognese.

Quella nuvola è simbolo e presagio di ciò che si andrà ad ascoltare: il disco — suonato con strumenti piuttosto atipici — percussioni etniche prese qua e là per il globo, bassi e chitarre da collezione, microfoni d’epoca, pre-amplificatori dell’ex Germania Est e vari apparecchi modificati — parla di ipocrisia, di rivolta, di senso di inadeguatezza, dello stare ai margini, di luoghi che cambiano quando siamo noi a cambiare, di incertezza, di starsi vicino nei periodi più bui.
«Il paesaggio sonoro di un’epoca segnata dalle fratture della Storia, quei momenti in cui tutto ciò che c’era prima sembra sbiadire e dissolversi, mentre si spalanca di fronte a noi un tempo nuovo, tutto da immaginare e costruire. È la vertigine che si prova quando ci si trova in bilico fra due spazi vuoti, fra due assenze» spiegano i Korobu, il cui nome evoca la dimensione del perdersi e del cadere (korobu in giapponese indica il precipitare ma anche l’apostasia dei missionari gesuiti che in Giappone si convertivano al buddhismo).

Quanto a video di Ericailcane, quello realizzato per il brano Roads è un vero e proprio corto d’animazione, girato a passo uno e senza effetti speciali. Protagonista è un topo, che decide di fare a meno di una mandorla che potrebbe mangiare e la usa per sabotare un congegno creato dagli uomini. La “macchina” — ci insegna il topolino — si può fermare.

I Korobu
(foto di Marco Scarabel)
co-fondatore e direttore
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