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Wood Child & Hidden Forest Mother: una psichedelica fiaba oscura in forma di animazione

Dopo circa tre anni in giro per i festival di tutto il mondo — conquistando la prestigiosa selezione al Sundance Film Festival e diversi premi al London International Animation Festival, al giapponese New Chitose Airport Int’l Animation Festival e al norvegese Minimalen Short Film Festival — è da pochi giorni uscita su Vimeo la versione integrale del cortometraggio animato Wood Child & Hidden Forest Mother.

Opera del regista britannico Stephen Irwin, che ha iniziato a collezionare premi internazionali prima ancora di uscire dalla celebre scuola londinese Central Saint Martins, il corto è un’apoteosi di bizzarrie, sia a livello narrativo che tecnico.
Si tratta di una psichedelica fiaba oscura, dai risvolti ecologisti e queer, senza dialoghi e commentata da una musica da orchestra che suona al contempo come completamente fuori luogo e assolutamente perfetta per un storia che rimanda alla familiare struttura delle indimenticate Silly Simphonies disneyane, delle quali, tuttavia, Wood Child & Hidden Forest Mother non è la parodia né lo scimmiottamento.

La storia è lineare — anzi, circolare — nella sua imprevedibilità: c’è una foresta, in cui un cacciatore ammazza di tutto, fino a scoprire uno strano omino in miniatura, l’unico a essere a colori in mezzo a un panorama altrimenti solo bianco e nero e grigio. Con un tiro di schioppo, prova a far fuori pure quel grottesco essere, senza però ammazzarlo: il buco che ora ha in pancia, infatti, è una sorta di portale per un altro mondo multicromatico, in cui il barbuto cacciatore si ritrova con una vagina, capace di procreare singolari creature che deve nutrire con latte e sangue.

Oltre allo sviluppo della storia sé, il film è interessante anche per come le vicende vengono raccontate, con continui movimenti di macchina e sfocature che danno l’idea di uno sguardo che si sposta di continuo, incapace di afferrare in maniera nitida (come d’altronde effettivamente succede) ciò che sta accadendo.
La stessa ideale pellicola su cui è disegnata l’animazione, inoltre, è in sé un elemento narrativo, che entra a far parte della storia allargandosi e restringendosi mentre gli improbabili esseri escono dai suoi confini, quasi riuscissero a passare da una dimensione all’altra e potessero d’un tratto catapultarsi pure in quella in cui viviamo noi.

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