fbpx

Una volta c’era: com’è nata la campagna di Emilia Romagna Teatro realizzata da Silvia Castagnoli

In questi mesi un po’ grigi, di serrande abbassate e sorrisi sempre più amari, di tanto in tanto io e le mie figlie partiamo per piccole spedizioni fotografiche, la domenica mattina, ritrovandoci a mappare una nuova geografia di prossimità.
Zainetti in spalla e votati all’autosufficienza (acqua da bere, qualcosa da sgranocchiare, disinfettante per le mani), percorriamo stradine laterali per incrociare meno gente possibile e fotografiamo tutto ciò che attira la nostra attenzione, ciascuno con la propria fotocamera, il proprio sguardo e la propria sensibilità a dettare prospettive e inquadratura: c’è chi è attratta da tutto ciò che succede a livello dell’asfalto, chi s’è scoperta innamorata degli strani angoli dei palazzi visti dal basso, chi non ha mai perso l’amore decadente per rovine e macerie.

Bolognina, 4 ottobre 2020, 9,47 del mattino.

Qualche settimana fa — 4 ottobre alle 9,47 suggerisce il file di quella spedizione — ci siamo incantati tuttз e tre davanti a un manifesto, interessante di per sé e ancora più affascinante per il contesto in cui si trovava.
Una Cappuccetto rosso, circondata da un cut-up di immagini “urlanti”, suggeriva, ribaltando il classico incipit della fiabe, che Una volta, c’era Tutt’attorno un cantiere momentaneamente sospeso nel tempo, in una zona in cui la gentrificazione procede spedita, e una rete arancione a coprire il tutto, manifesto compreso, e a confinarci fuori da quel mondo in trasformazione — o a chiuder dentro Cappuccetto, imprigionata con le gru e le scavatrici accanto alle fondamenta dell’ennesimo palazzone che sorgerà dal nulla.

Quel manifesto — Una volta, c’era..., coi punti di sospensione a suggerire un cambio di scena(rio) — fa parte della campagna per la stagione teatrale di ERT, Emilia Romagna Teatro, stagione che si è aperta in un mondo che il direttore, Claudio Longhi, ha descritto come «uscito dai suoi cardini», suggerendo che «si è aperto uno strappo nel tempo, una ferita nella storia. Un mondo c’era e ora non c’è più».

A realizzare il progetto, ho poi scoperto, è stata Silvia Castagnoli, progettista grafica, direttrice artistica e fondatrice dello studio Muttley, autrice di quel Jeu de l’Âme — il mazzo di carte per scoprire se stessi attraverso i simboli — che tanto successo ha avuto qui su Frizzifrizzi non molti giorni fa.
Essendo Castagnoli tanto coinvolgente nel raccontare la genesi dei suoi lavori quanto capace nel realizzarli, ho pensato di lasciare direttamente a lei la parola.
Ecco quindi il “C’era una volta” di Una volta, c’era…, che insieme a Cappuccetto rosso tira in ballo anche Merlino, Alice, Pinocchio e Robin Hood.

(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)

Una volta, c’era…

La mail del primo incontro con lo staff di Emilia Romagna Teatro per parlare della campagna stagioni 2020/2021 è arrivata il 29 febbraio e fissava la data per il 6 marzo, quando ancora in tanti pensavamo che le restrizioni imposte a causa del Covid1-9 sarebbero durate poco tempo.

Chiusi nei confini dei propri comuni e delle proprie case, riuscimmo a collegarci online domenica 8 marzo.
Ascoltai il direttore Claudio Longhi in silenzio, insieme ad altri che non vedevo né sentivo perché seguivamo tutti il suo pensiero con attenzione; un discorso ricco di spunti e passaggi anche complessi.
Tra passaggi generazionali, eredità e trasmissioni, rapporti conflittuali tra genitori e figli paradigmatici delle relazioni nella società contemporanea, si addentrava nel concetto di ripartenza, rinascita, persistenza del teatro in un mondo antropocentrico, passando dalle forme narrative di Brecht alle metamorfosi canettiane.

Devo essere sincera: dopo due ore, salutati tutti, ho passato diverso tempo a studiare le tante pagine appuntate per cercare di comprendere e approfondire i concetti ascoltati. Così feci il mio primo riassunto dei concetti chiave.

(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)

Presentai le proposte concettuali e proposi già delle immagini, che furono da subito accolte con entusiasmo, in particolare il lavoro sugli archetipi delle fiabe decontestualizzati che avevo proposto inizialmente in una forma molto più ironica e politica, fino all’ipotesi di scatti fotografici catastrofici. Probabilmente sarebbero stati scelti questi ultimi. Senza la pandemia, non sarebbero nate le illustrazioni che poi ho realizzato.

(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)
(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)

L’animazione è opera di Riccardo Frati
(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)

Proprio mentre lavoravo al progetto, il problema Covid si rivelava per la sua gravità e questo ci ha portato a definire una direzione meno impattante in senso negativo, per dire che il teatro è un posto sicuro, dove tutta questa storia può avere un lieto fine.

Ridefinire lo stile figurativo del concept è stato un passaggio molto complesso. Io non mi ero mai cimentata in illustrazioni di questo tipo, avevo proposto diversi illustratori ma mi è stato chiesto di lavorare personalmente alla realizzazione e questa fase del lavoro è stata una dura lotta con me stessa, perché ho dovuto mettere da parte il mio stile più essenziale e trovare il modo di creare uno scenario ricco di contenuti senza allontanarmi dal senso che ha per me il fare progetto.

Per questo ho dedicato molto tempo alla ricerca di dettagli, personaggi storici e movimenti o questioni sociali di oggi e di ieri per creare gli scenari di ciascun soggetto. Volevo che il “pieno” non fosse fine a sé stesso ma avesse un senso con la storia che l’immagine raccontava.

Ecco allora le cinque tavole per i cinque teatri di ERT, dove i personaggi delle fiabe, giovani e meno giovani, maschili e femminili, archetipi delle figure famigliari e della società, si trovano in scenari antropocentrici tra storia passata e presente dell’umanità, dalla scienza all’immigrazione, dalla deforestazione agli istituti di credito che manipolano l’economia fino all’informazione e al potere dei social.
Ogni soggetto è una storia da rileggere e da riscrivere, sperando in un lieto fine.

Silvia Castagnoli

(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)
(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)
(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)
(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)
(Courtesy: Silvia Castagnoli / Muttley)
co-fondatore e direttore
  1. Complimenti, Silvia, mi piacciono molto queste immagini così pregne di significato e allo stesso semplici.
    I personaggi di ciascuna delle 5 grafiche emergono come protagonisti e sono subito un tuffo nell’immaginario che le rispettive fiabe hanno suscitato nel nostro io bambino.
    Solo in un secondo momento lo sguardo si posa su tutto ciò che circonda l’immagine principale e allora arrivano mille altri input che portano ad una nuova immersione nell’immaginario, che però ora non è più quello dell’io bambino, ma di tutto ciò che si è depositato nella nostra coscienza nel tempo.
    Grazie per tanta arte!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
Domitilla Dardi racconta EDIT Napoli e il design editoriale