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Singolare Plurale: la call di Graphic Days® per artisti e progettisti che lavorano sul “Regionalismo Critico”

«Il termine regionalismo critico non intende denotare il vernacolare, poiché questo era un tempo prodotto spontaneamente dall’interazione combinata di clima, cultura, mito e artigianato, ma piuttosto identificare quelle “scuole” regionali il cui scopo è stato quello di rappresentare e servire, in senso critico, le circoscrizioni limitate in cui sono radicate».
Così cominciava1 un lungo saggio pubblicato nel 1983 sul nº20 della rivista di architettura dell’Università di Yale, Perspecta. L’autore era lo storico e critico dell’architettura Kenneth Frampton, che lanciò — attraverso quell’articolo, intitolato Prospettive per un Regionalismo Critico, e un altro saggio,Verso un regionalismo critico: sei punti per un’architettura di resistenza, uscito lo stesso anno sul libro L’antiestetica. Saggi sulla cultura postmoderna, a cura di Hal Foster — una vera e propria corrente architettonica.

Nato come reazione sia al cosiddetto Stile Internazionale, totalmente sradicato dalle particolarità territoriali, che all’eccesso di ornamenti “tipici” di certa architettura postmoderna, il Regionalismo Critico auspicava una terza via: una mediazione tra le tecniche, le tecnologie e i materiali contemporanei, da una parte, e le specificità geografiche e culturali locali, dall’altra.
Abbracciare dunque l’architettura moderna ma usarla tenendo conto e cercando di valorizzare — per citare lo stesso Frampton — «topografia, contesto, clima, luce e forma tettonica» del territorio.

Il medesimo concetto non vale solo per l’architettura. Anche nella comunicazione visiva — dove, tra l’altro, lo Stile Internazionale ha avuto e ha ancora un’influenza profonda — possono essere applicati i medesimi principi esplicitati da Frampton, che hanno fatto da bussola per un’esposizione progettata e curata da Graphic Days®, presentata poche settimane fa durante la scorsa edizione del festival torinese.

Intitolata Singolare Plurale, si ispirava al Regionalismo Critico framptoniano e alla difficoltà — cito il comunicato — «di riuscire a rimanere in equilibrio tra il particolare e l’universale, l’unicità e l’omologazione, il passato e il presente». Equilibrio che è ben evidente in uno dei grandi maestri della grafica italiana: Mauro Bubbico, capace di reinterpretare il folklore e la tradizione in chiave contemporanea e indubbiamente il nome di punta tra quelli presenti in mostra.

Il progetto, tuttavia, non si è esaurito con l’evento espositivo, dato che Graphic Days® ha deciso di continuare e allargare questa indagine, lanciando una call aperta ad artisti e progettisti.

«Riferito ad un patrimonio prettamente visuale/visivo», recita il testo presentazione, «la prerogativa del Regionalismo Critico applicato al visual design è infatti proprio quella di creare vere e proprie narrazioni facentesi ponte temporale e culturale tra mondi lontani nel tempo e nello spazio. Riconducendo infatti i particolarismi ed i localismi visuali alle forme archetipe originarie sulle quali sono incentrate le narrazioni comuni alle diverse culture, il Regionalismo critico è in grado di ampliare orizzontalmente il proprio pubblico permettendo a molti di riconoscersi nella semplicità dei suoi progetti. l lavoro del grafico è quindi un lavoro di attivazione sociale, democratizzazione, consolidamento valoriale e rafforzamento della coesione sociale. Ma anche di divulgazione storica ed alfabetizzazione culturale attraverso il riconoscimento del valore di un’oralità segnico-visiva che si esprime per simboli e stilemi. Per mano sua infatti, i simboli del passato rinascono a nuova vita, acquisiscono nuovo potere, riattivano la partecipazione individuale, con la conseguente (ri)creazione anche di un rinnovato legame comunitario intorno ad una memoria che, proprio perché comune, è patrimonio di tutti».

L’iniziativa ha una sua sezione sul sito di Graphic Days®, dove si possono inviare i propri progetti, i più interessanti dei quali entreranno a far parte di un archivio digitale e, possibilmente, anche in una serie di mostre itineranti.
«L’obiettivo», spiegano gli organizzatori, «è quindi quello di creare un bacino di progettualità autoriali che possa essere sempre alimentato da nuova linfa e che, da un lato promuova la qualità nell’ambito della ricerca sul visual design, dall’altro costruisca un solido legame tra codici visivi e contesto storico e sociale».

(nelle foto: la mostra “Singolare Plurale” tenutasi in occasione dell’edizione 2020 di Graphic Days®)

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