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Le 5 fasi del sonno nel video d’animazione realizzato da Gabriele Calvi per la band danese Town Portal

Nella prima fase i muscoli si rilassano e il respiro rallenta, così come la frequenza cardiaca. Siamo sulla soglia, «sull’orlo del sonno», come scriveva Poe. Non ancora del tutto addormentati ma non più del tutto svegli, ci troviamo nel territorio del sogno lucido, quello in cui i confini della realtà sfumano e tutto può succedere.
Quando oltrepassiamo l’ingresso, il corpo lentamente s’abbandona, e il cervello lo segue, tra brevi e sporadiche scariche di frenetica attività, quasi non volesse arrendersi del tutto alla “piccola morte” che, puntuale, quotidianamente ci ghermisce.

Oltre, ci aspetta la cosiddetta “fase delta”. Le onde cerebrali si fanno lunghe e lente. In quel mare quasi del tutto calmo gli occhi sono immobili — non c’è nulla da vedere. Stiamo per raggiungere il sonno profondo. Il mondo esterno non esiste più, c’è solo il silenzio. Pochi minuti che durano un’eternità, prima di tornare indietro e affacciarci a una nuova soglia, quella della fase REM: i muscoli si paralizzano, gli occhi cominciano a ruotare vorticosamente, il cervello si risveglia avido d’ossigeno e glucosio, rimescola ricordi, rielabora gli stimoli esterni, riorganizza la memoria a lungo termine, tira fuori paure ancestrali dai suoi più remoti recessi e, come un regista pazzo, si diverte a sperimentare col montaggio.

Ogni notte passiamo più e più volte attraverso questo ciclo, e il motion designer Gabriele Calvi ha provato a rappresentare questo quotidiano viaggio nel video d’animazione realizzato per il singolo Vanitas della band danese Town Portal, tratto dall’ultimo album — intitolato Of Violence — del trio di Copenhagen, che ha oltre dieci anni di attività alle spalle.

«Il protagonista, dopo essersi addormentato, compie, accompagnato dalla sua coscienza (una sfera rossa), un viaggio lungo le cinque fasi del sonno: transizione dalla veglia, sonno leggero, profondo, delta e fase REM. Nell’incedere impetuoso del brano ci troviamo in stanze via via diverse che metaforicamente rappresentano quegli step che ogni notte attraversiamo dal momento in cui ci addormentiamo al sonno profondo», racconta Calvi, che lavora a Milano come freelance.

Pieno di simboli e di rimandi che vanno dall’arte metafisica al surrealismo, dalle tavole anatomiche al modernismo, Vanitas è — come la definisce l’autore — «un’interpretazione molto libera, il cui scopo principale è rappresentare visivamente le emozioni evocate dal brano».

È soprattutto nella parte centrale del filmato, dopo che il protagonista si risveglia per qualche istante e guarda verso la finestra della sua stanza, che appare il tema che dà il titolo al pezzo: «è qui che troviamo correlazione tra il memento mori evocato dalle vanitas classiche e il tema del sonno, interpretato in questo caso come l’esperienza quotidiana più vicina e simile alla morte», spiega Calvi.

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