Towels: quando anche un asciugamano in spiaggia scatena una lotta per il territorio

Una spiaggia affollata e — a un’ideale distanza siderale dalla sudata confusione — un asciugamano solitario, che un individuo dall’aria fin troppo guardinga difende da ogni intrusione, sia essa di un povero granchio o di un minuscolo granello di sabbia.
Al contempo isola e fortezza, l’asciugamano è la metafora che l’artista belga-tailandese Prawta Annez ha scelto per raccontare un’epoca storica, la nostra, in cui invece di abbattere i muri rimasti si corre a innalzarne di nuovi: reali, come quelli costruiti dagli stati, dalle comunità o dai singoli per tener fuori chiunque dal proprio territorio, o impalpabili (ma non meno rigidi e insormontabili) come quelli che costruiamo attraverso parole e azioni (o mancate azioni) per separarci dal resto delle persone.

«Il territorio può essere rivendicato in molti modi diversi, che si tratti di confini o muri. In estate, invece, sono gli asciugamani», dice Annez, che ha realizzato il cortometraggio d’animazione Towels nel 2017, risentendo evidentemente del clima politico del periodo, tra l’elezione di Trump e il referendum sulla Brexit.

Negli ultimi due anni il corto ha girato per festival, vincendo diversi premi, ed è ora uscito al pubblico su Vimeo.
La nostra percezione, tuttavia, nel frattempo è cambiata. L’idea originale — quella dell’assurdità di scavare confini ed ergere muri — è ovviamente ancora valida ma il filmato può anche essere “letto” in maniera del tutto differente, alla luce della pandemia e del distanziamento sociale, arricchendo un’opera già interessante con un ulteriore, ambiguo livello interpretativo.

A chi volesse approfondire il grande lavoro che c’è dietro a un breve video come Towels consiglio di consultare la pagina Facebook del progetto e lo storyboard.

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