A Mind Sang: un filmato d’animazione che gioca con lo spazio negativo

I principi della cosiddetta psicologia della Gestalt hanno avuto molta fortuna nell’arte e soprattutto nel design del ventesimo secolo: li ritroviamo praticamente ovunque (a chi fosse totalmente a digiuno di teorie della percezione consiglio questo ottimo riassunto), dall’impaginazione dei testi alla pubblicità, dal logo di alcuni tra i più importanti marchi all’animazione.
Uno di questi principi, quello di figura/sfondo, è particolarmente interessante perché alla base dell’utilizzo dello spazio negativo. Tra i più celebri esempi ci sono alcune opere di Escher, diversi lavori del designer giapponese Shigeo Fukuda (questo è probabilmente il più conosciuto) e, più di recente, una buona parte delle illustrazioni Noma Bar.

Il nostro cervello cerca sempre la strada più breve e semplice per comprendere cosa abbiamo davanti, basandosi sulla posizione degli elementi, sulla loro vicinanza, sul movimento, sull’esperienza. Per capire un’immagine, la mente ha innanzitutto bisogno di uno sfondo, quindi di fronte a una figura assegna a livello inconscio i due ruoli: quello primario di figura e quello secondario di sfondo.
Che succede, però, se un artista o un designer decide di mandarci in confusione rinegoziando in continuazione l’importanza dell’uno e dell’altro? È ciò che appunto capita nelle succitate opere (e in milioni di altri casi, talvolta non ce ne accorgiamo neanche) ed è anche alla base di un cortometraggio d’animazione che in questi giorni si è aggiudicato il prestigioso Vimeo Staff Pick Award durante l’ultima edizione dell’Annecy International Animation Film Festival.

(fonte: viernev.com)

Si intitola A Mind Sang, cioè Una mente cantò, ma in portoghese — lingua madre del regista, Vier Nev, ora di base a Londra — il nome è assonante ma completamente diverso nel significato: A Mãe de Sangue, ovvero la madre del sangue.
Una situazione lost in traslation che però dà qualche indizio sull’opera, che infatti si sviluppa su due differenti piani narrativi, utilizzando proprio il fenomeno figura/sfondo e quello della pareidolia, cioè la tendenza automatica che abbiamo nel percepire forme note (soprattutto volti) anche laddove non ce ne sono.

Quella che racconta il filmato — che si avvale anche di una colonna sonora originale assolutamente perfetta — è la storia di una madre che dà alla luce un bambino e contemporaneamente si rende conto che la sua vita sarà uguale a quella che ha avuto lei.
«Una storia breve sulla percezione, la rinascita e la trasformazione», la definisce Nev, che mette alla prova i nostri sensi coinvolgendoci fin nell’intimo dei processi cerebrali.

(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
(fonte: viernev.com)
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