Designer in quarantena: le video-interviste di Tommaso Bovo

Grafico, con un passato da art director e un presente da docente, Tommaso Bovo qui su Frizzifrizzi è conosciuto soprattutto per i suoi stimolanti editoriali e per le bellissime interviste ai designer che ormai da anni ospitiamo.
Quando pubblicammo la sua ultima intervista era il 20 febbraio, in Italia i casi confermati di Covid-19 erano ancora appena tre e solo il giorno seguente sarebbero arrivate le prime quarantene e, in un escalation continua che tutti ben conosciamo, le zone rosse, i decreti, i morti, il lockdown.

L’11 marzo, in concomitanza con l’uscita del famoso Decreto #IoRestoaCasa, che chiuse di fatto l’intero paese, Tommaso mi scriveva che, vista l’impossibilità di andare a trovare i designer per intervistarli, stava pensando di raggiungerli via Skype.
Pochi giorni dopo andò online la prima di una serie di 10 interviste che, nel corso di 48 giorni, sono andate a coprire quattro stati (Argentina, Emirati Arabi, Olanda e Italia) e hanno coinvolto tre Compassi d’Oro e due delle più brave critiche del design in Italia.

Con i protagonisti — Matteo Ragni, Joe Velluto, Francesco Fusillo, Francisco Gomez Paz, Luca Nichetto, Francesco Faccin, Gionata Gatto, Domitilla Dardi, Maurizio Montalti e Chiara Alessi — Tommaso ha intavolato interessanti conversazioni, ovviamente sul design ma anche su tutto quello che ci sta attorno, prima, durante e — provando a speculare sul futuro — dopo.
L’atmosfera che si respira cambia nel corso nelle interviste, e non solo perché a cambiare sono gli intervistati — con percorsi di vita, carriere e punti di vista differenti — ma anche perché il sentire comune è evoluto rapidissimamente, assieme al numero dei contagiati.

Di seguito tutti i video prodotti. L’ultimo è andato online il 3 maggio, un giorno prima della riapertura di molte attività. Si è chiuso un ciclo, stiamo a vedere in quale siamo appena entrati.

Io credo che si possa essere operosi anche stando a casa, perché il cervello non si ferma.

Matteo Ragni

Credo che saltare un Salone del Mobile possa servire a fare un po’ il punto della situazione e a noi designer a farci la fatidica domanda «ma quello che faccio a che cosa serve? È una cosa utile o in periodi come questo è veramente inutile?» e queste riflessioni magari possono portarci a lavorare in un altro modo.

Joe Velluto

Il mondo non ha necessità di un Salone del Mobile ogni anno, ne ha necessità l’industria, ne ha necessità la speculazione economica, ne ha necessità l’indotto. Questo dovrebbe essere uno sforzo collettivo a ripensarsi.

Francesco Fusillo

Credo che siamo molto ingrati verso il tempo che stiamo vivendo e il progetto non può nascere da un sentimento di ingratitudine.

Francisco Gomez Paz

Per me aprile è sempre stato il Salone del Mobile, è la prima volta che non lo vivrò: mi sono chiesto «cosa mi mancherà veramente?». E la risposta è stata «la relazione con le persone».

Luca Nichetto

Ho sempre amato le emergenze perché è la rottura dello schema, la rottura della dinamica ripetitiva.

Francesco Faccin

Se ci limitiamo a progettare mascherine e respiratori impareremo poco da quello che stiamo vivendo.

Gionata Gatto

Una parola che mi torna spesso è “oblio”: ho una paura tremenda che tutto questo venga dimenticato e forse questa è la cosa peggiore che possa capitarci.

Domitilla Dardi

Da questo momento storico senza precedenti abbiamo necessità di imparare. Si sentono tante belle parole ma in realtà quanto saremo in grado di ricordare tutto ciò? Quanto saremo in grado di implementare reali approcci che possono veramente contribuire ad un cambiamento?

Maurizio Montalti

Il video Milano non si ferma era sbagliato non perché di lì a poco sarebbe successo un disastro, ma perché tutti quelli che avevano un minimo di senso critico non si riconoscevano in quel tipo di immagine, in quel tipo di arroganza.

Chiara Alessi
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