Le “storie zitte” di Simone Angelini

Mentre era confinato in casa con la sua compagna e la loro gatta a guardare lezioni di mazurka online e tagliarsi la barba, il fumettista e illustratore Simone Angelini ne ha approfittato anche per gettarsi a capofitto in uno stato di sbarbata trance iper-produttiva.
Ha disegnato una tavola per il fumetto collettivo COme VIte Distanti, ha organizzato il Torneo di Mazzate con Napoli Comicon (buttandosi pure nell’arena in diretta Facebook il giorno prima dell’uscita di tutto il paese dal lockdown) e, oltre a mille altre cose segrete che scopriremo chissà quando e chissà dove, si è anche messo a sperimentare con l’animazione.

Quello delle immagini in movimento è un linguaggio col quale Angelini ha già dimostrato di saper destreggiarsi più che bene, in passato, realizzando da autodidatta i booktrailer di Anubi e Malloy Gabelliere Spaziale (tra i migliori fumetti italiani usciti negli ultimi anni, dei quali è co-autore insieme a Marco Taddei), ma il nuovo progetto è il primo nato e pensato unicamente come serie animata.

Si intitola Storie Zitte e me l’ha presentato — mentre eravamo entrambi ancora chiusi in quarantena — con un «Ti passo un mio video aggiornamento sulla situazione».
Si tratta, come da titolo, di piccole narrazioni senza dialogo, bizzarre, allucinanti e weird quanto basta per lasciare in bocca un sapore di gioioso spaesamento, tra il lisergico, il complottista e il grottesco.

In mezzo ad alieni, ciabattine massoniche, t-rex, probabili serial killer e preti, ogni episodio (il primo è uscito a gennaio) funziona anche preso da solo ma, arrivati al quinto, la storia comincia a intrecciarsi, accompagnandoci fuori dalla clausura con un invito sotterraneo a prestare attenzione agli indizi (nei corti di Angelini come nel mondo “reale” attorno a noi).

Storie Zitte ha anche un account Instagram creato ad hoc, @silentales_, dove seguire i prossimi episodi man mano che escono.

co-fondatore e direttore
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