Partecipa al #BOOKTOBER, un'iniziativa di Frizzifrizzi da un'idea di Davide Calì

Archivio Tipografico: contaminazione e sperimentazione in una tipografia viva

Archivio Tipografico è un laboratorio “per lo studio, la conservazione e l’esercizio dell’arte tipografica” attivo a Torino, nella città industriale che ha visto nascere e svilupparsi la Scuola Grafica Salesiana fondata da don Giovanni Bosco, che ha conosciuto fama internazionale nella seconda metà dell’ottocento e ha formato generazioni di allievi e apprendisti tipografi.

Emanuele Mensa, il fondatore di Archivio Tipografico, è docente di Tecniche di stampa all’Istituto Salesiano Valdocco ed esperto stampatore. Ha iniziato a ritirare macchine tipografiche e caratteri mobili alle soglie degli anni 2000, arrivando a disporre di oltre 1500 cassetti di caratteri, un fondo prezioso per qualità e varietà.
«Negli anni ottanta ho fatto il corso di tipo impressore e preso la qualifica, proprio nel momento in cui c’è stato il passaggio alla stampa offset» — ha cominciato a raccontare Emanuele. «Praticamente ho sentito l’odore di questo mestiere ma non ho potuto mai praticarlo perché in quegli anni è sparito a livello industriale, anche se in realtà le tipografie sono andate avanti fino alle soglie degli anni duemila con la stampa tipografica. Ma moltissimi laboratori, in brevissimo tempo, si sono disfatti di tutto il materiale e io ho cominciato a raccoglierlo in tutto il Piemonte. Ho accumulato macchine tipografiche fino a che il mio amico Enrico Tallone mi ha ricordato l’importanza di raccogliere e conservare soprattutto le polizze di caratteri. Così, questa cosa cominciata quasi per scherzo, semplicemente seguendo la mia passione, negli anni ha pian piano preso una consistenza importante: mi sono reso conto che stavo cominciando a montare la tipografia che sarebbe piaciuta a me, con i materiali che volevo io, pezzo dopo pezzo».

(foto dell’autore)
Emanuele Mensa (foto dell’autore)

«Ho iniziato a produrre dei piccoli lavori che mi commissionavano gli amici ma in realtà aspettavo che in questo laboratorio che aveva preso forma, arrivasse qualcuno a completare la mia competenza di stampatore. Sono passati dieci anni senza che nessuno si facesse vivo, poi qualcuno ha cominciato ad affacciarsi: venivano, stavano qualche mese e poi se ne andavano fino a che, a forza di cambiare, siamo arrivati a essere un gruppo ormai stabile».

Così nel 2014 Emanuele ha abbandonato il locale originario per trasferirsi in uno spazio più grande, l’attuale sede di Archivio Tipografico in via Brindisi a Torino; qui giovani progettisti grafici, diventati stampatori e compositori — Nello, Gabriele, i due Davide e Anna — hanno completato il laboratorio contaminandolo con la loro creatività. La squadra al completo mantiene in vita e reinterpreta in chiave contemporanea la pratica artigiana della composizione a caratteri mobili e della stampa tipografica, dentro un sodalizio in continua evoluzione in cui tradizione e innovazione si influenzano a vicenda aprendo strade originali che danno vita a progetti straordinari e inattesi.
Tutti i ragazzi approdati alla tipografia di Emanuele hanno alle spalle studi di grafica al Politecnico di Torino e specializzazioni post universitarie in luoghi diversi: Losanna, Urbino, lo IUAV di Venezia. Davide ha vissuto due anni a New York dove ha lavorato per un laboratorio specializzato in produzioni commerciali esclusivamente tipografiche, rendendosi conto del mercato che esisteva negli States; tornato in Italia cercava una tipografia per avviare dei progetti analoghi e ha trovato terreno fertile nello spazio di Emanuele Mensa.

(foto dell’autore)
(foto dell’autore)
(foto dell’autore)

Archivio Tipografico è dunque un condensato di competenze diverse: «Non c’è una attività specifica prevalente — dicono i ragazzi —, molto ampia è la parte di progettazione grafica e non è detto che ogni singolo progetto arrivi per forza alla stampa tipografica. Per una buona parte del tempo ci occupiamo di catalogare tutto quello che è qua dentro, raccogliamo cataloghi, libri o riviste del nostro ambito, specimen e tutto il materiale utile a studiare e conoscere la storia di questo affascinante mestiere. Per noi è importante riuscire a mappare il lavoro delle varie fonderie d’Europa: è il mezzo per capire la storia dei caratteri. Noi conosciamo molto bene quelli della Nebiolo, che era qui a Torino, ma ci interessiamo anche a tutti gli altri. Questa parte fondamentale di studio ci serve per tramandare una competenza, organizzando corsi o workshop, e per costruire una cultura tipografica che faccia comprendere ai committenti il ciclo produttivo in tutte le sue fasi: solo così riusciranno ad apprezzare il valore del nostro lavoro».

Una buona parte dell’attività è dedicata ovviamente alla stampa vera e propria, eseguita sotto la direzione esperta di Mensa: «Ci è capitato di realizzare un libretto acquistando da una cartiera fallita un bancale di carta di 50 anni fa utilizzando la tecnica di stampa del secolo scorso, ma su un fondo che abbiamo composto come se fosse pixel art: cerchiamo spesso di mescolare approcci di vario tipo. Abbiamo collaborato anche con Taschen per la stampa di quattro volumi per i quali l’editore che ci ha fornito i fotopolimeri che noi abbiamo stampato con grande cura ed attenzione ai particolari. Abbiamo “tirato” per tre settimane le 3500 copie richieste, tutti impegnati esclusivamente a maneggiare carta, fotopolimeri e inchiostro».

(foto dell’autore)
(foto dell’autore)
(foto dell’autore)

Contaminazione è forse la parola che meglio rappresenta la laboriosa creatività di Archivio Tipografico. L’approccio classico alla tipografia serve ora come mezzo per produrre, ora come base per la progettazione di nuovi caratteri digitali, ora per aprire nuove strade nella realizzazione di un prodotto editoriale.

«Non siamo interessati a fare purismo tipografico ma ci interfacciamo anche con altre tecniche che integrano grafica digitale e composizione in piombo o legno. Abbiamo un approccio per niente dogmatico che ci permette di sperimentare e abbattere delle barriere e dei limiti mentali. La cosa che ci interessa di più è proprio il fatto di riuscire ad avere nella stessa stanza un progettista da una parte e uno stampatore dall’altra: due figure separate ma collaboranti che riescano a governare tutto il processo creativo dall’idea alla sua realizzazione».

(foto dell’autore)
(foto dell’autore)
(foto dell’autore)

«Agli studi grafici — sottolinea Emanuele rafforzando le parole dei suoi giovani colleghi — andrebbe consigliato di fare corsi di pratica tipografica, perché oggi tanti invece non hanno il background necessario a costruire correttamente una forma».

In Archivio Tipografico dunque la tipografia guarda al futuro grazie all’incontro fortunato fra chi ha conservato materiali e tecniche che la tecnologia ha troppo rapidamente decretato obsolete (lo sono sicuramente se si bada solo al processo industriale, certo), e alcuni giovani che guardano questo patrimonio non con gli occhi nostalgici di un vecchio tipografo, ma con quelli di chi vede una preziosa tecnica da integrare con le nuove competenze digitali.
La tipografia è viva, evviva la tipografia.

(foto dell’autore)
(foto dell’autore)
(foto dell’autore)
contributor

Commenta

Altre storie
Football Type 2: la tipografia nel pallone