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Potere della modularità: USM Haller fedele alle grandi passioni

C’è qualcosa che unisce chiunque abbia una passione, una di quelle passioni che spesso coincidono con il mestiere che si fa, e diventano una ragione di vita, un pungolo per continuare a mettersi in gioco, rimboccarsi le maniche e non smettere mai di imparare, un territorio aperto quel tanto che basta per poter sperimentare ma anche sufficientemente confortevole — rassicurante come un rito — da farti sentire al sicuro quando fuori tutto è caos.

Quel qualcosa è lo stimolo a raccogliere: oggetti, libri, apparecchi, utensili, tesori. Cose utili da usare, trasformare, riutilizzare, testare, o magari mettere via in attesa che l’idea giusta vi si posi sopra, ma anche piacevolmente inutili, che valgono come totem e feticcio, semplice appunto, auto-riconoscimento, divertissement.
Basta guardare nelle librerie di chi quella passione gliela si legge negli occhi. Sugli scaffali, sulle scrivanie, sui tavoli da lavoro.

(foto: Elena Mora)

«Una scoperta a un mercato delle pulci, o un’inattesa preda di caccia, anche se solo sotto forma di una mosca rara, scatena una peculiare euforia che, ne sono convinto, è rimasta pressoché identica per milioni di anni semplicemente perché la biochimica di quell’esaltazione una volta serviva all’umanità per sopravvivere», scrive Fredrik Sjöberg — entomologo e autore di culto per i suoi libri sul collezionismo — in Perché ci ostiniamo.

E dopo la scoperta (e, se si è appunto collezionisti, la catalogazione) arriva l’esposizione, la “messa in vista”, per gli altri ma soprattutto per se stessi, di quel che si è trovato.
Proprio pensando a questo abbiamo dedicato al tema una serie di fotografie realizzate dalla stylist e set designer Elena Mora con la Polaroid OneStep+ White. Scatti frutto della collaborazione tra Elena, Frizzifrizzi e USM, storica azienda svizzera che produce sistemi d’arredamento modulari sia per clienti commerciali sia per quelli residenziali.

(foto: Elena Mora)

Progettato dall’architetto Fritz Haller, il sistema si basa su un’intuizione semplice quanto geniale: una sfera che permette di unire dei tubi, che vanno poi a costituire lo scheletro di… qualsiasi cosa: scaffali da ufficio, librerie, vetrine, consolle — dall’azienda alla casa.

Potenza della modularità, concetto semplice quanto affascinante. Quasi magico, nella sua assoluta essenzialità. Dai giochi per bambini alle strutture biologiche, dall’architettura ai linguaggi informatici, dalla musica alla progettazione grafica, il modulo è quell’elemento che può svolgere la sua funzione anche da solo ma che si presta ad essere unito ad altri moduli, uguali o differenti ma comunque compatibili, in un numero pressoché infinito di combinazioni.

(foto: Elena Mora)

Gli antichi templi, le ville palladiane, gli alberi, i Lego, le composizioni di Bach: ne cogliamo la bellezza anche senza aver studiato musica o architettura o biologia, perché, in qualche modo, l’armonia risuona in noi.

Sviluppato nel 1963 per la stessa USM — nata a fine ‘800 come azienda metallurgica poi specializzatasi in accessori per finestre, cerniere ornamentali e lamiere in acciaio — il sistema Haller nacque quando all’architetto venne commissionata la progettazione di un nuovo padiglione per gli uffici e la fabbrica USM. Quello che gli chiesero era un luogo capace di adattarsi sia ai processi di produzione che agli inevitabili cambiamenti di un settore costantemente in evoluzione.
Haller andò oltre, concependo anche dei mobili che potessero abbracciare lo stesso concetto, la medesima duttilità.

(foto: Elena Mora)

L’idea ebbe talmente successo che nel 1965 venne brevettata, uscendo dagli stabilimenti USM per entrare nelle fabbriche, negli uffici e in seguito anche nelle case di tutto il mondo e diventando, nel corso dei decenni, un vero e proprio pezzo di storia del design (la “certificazione”, ce ne fosse bisogno, è l’ingresso, nel 2001, nella collezione permanente del MoMA di New York).

Oltre cinquant’anni dopo, la sfera e il sistema Haller sono ancora qui, praticamente immutati, e insieme a Elena Mora e a USM abbiamo pensato al potenziale uso di uno dei prodotti-icona, declinandolo in vari ambiti che sono poi quelli che suscitano l’interesse di noi di Frizzifrizzi e dei nostri lettori.

Ci siamo quindi immaginati qualcuno con la passione per la botanica, per il design, per la grafica. Qualcuno che, in preda alla “peculiare euforia” di cui parla Sjöberg, dopo aver trovato un pezzo per la sua collezione lo mette in mostra sul suo mobile USM, che tra due, cinque, dieci, trent’anni potrebbe ospitare un’altra raccolta o adattarsi ad altri ambienti, altre abitudini, altre passioni.

(foto: Elena Mora)
co-fondatore e direttore

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