Shock, l’ingresso nel mondo del dolore di Shira Gold

L’ultima volta che ho perso una persona cara nella mia vita è stato come passare involontariamente dentro un programma di centrifuga della lavatrice. Ogni momento non riusciva a realizzarsi davanti ai miei occhi, che subito quello dopo mi sommergeva con più forza del precedente. Messe alle spalle, poi, le pratiche più comuni da seguire, non ricordavo come c’ero entrata, cosa era successo nel mezzo e dubitavo inizialmente che ne sarei mai uscita, con un peso al cuore insopportabile.

Non riuscirei a spiegarlo meglio di così anche oggi quel dolore, forse lo faccio anche per tutelarmi nelle numerose giornate di pioggia che stanno colpendo la capitale. Però, quando ho visto la serie fotografica Shock di Shira Gold ho capito che si poteva fare, che si poteva scomporre il mistero del dolore e separarlo in momenti ben rappresentabili in fotografie. A dire il vero, Shock è solo l’inizio, è la fase d’ingresso nel dolore, è la prima di otto serie che compongono Good Grief, il vero viaggio alla scoperta di cosa si prova in seguito ad una perdita. 

Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)

Shira è sempre stata un’artista e una fotografa, ma quando la madre si è ammalata, ha deciso di abbandonare tutto per prendersene cura. Quando poi la malattia ha vinto sulla vita, aveva bisogno di capire cosa le stava accadendo, lei che era appena diventata madre a sua volta. Cosa prova una madre senza madre? La macchina fotografica è stata la scelta più ovvia, aveva provato con le attività che maggiormente vengono suggerite per elaborare uno stress del genere, ma l’unica bolla in grado di isolarla dal mondo, renderla sicura, darle lo spazio per capire era quella dietro l’obiettivo. Solo in quel momento, Shira riesce a sentire sé stessa, il momento presente, a non scappare.

In Shock, perciò, fa il primo passo dentro il dolore, cerca di riaprire gli occhi sul mondo e lo vede in bianco e nero, perché la scomparsa della madre l’ha privata dei colori; allo stesso tempo c’è oscurità, un senso di spaesamento, dato che le manca adesso una guida importante. Lei è quell’albero, al centro dell’attenzione di tutti i suoi cari che cercano di starle vicino, di esprimerle la loro compassione.

Non solo in questa serie, ma anche in quelle successive, ogni paesaggio è un autoritratto di una donna che cerca di imparare nuovamente a camminare a tentoni nella vita, riacquisendo pezzo per pezzo se stessa.

Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
Shira Gold, “Shock” (courtesy: Shira Gold)
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