Legno, scrittura e illustrazione: arriva Poncho l’armadillo

Poncho è un tipo abitudinario. Gli piace mangiare la sua zuppa di terra, guardare le nuvole e annusare l’aria, fare pisolini.
Poncho, di tanto in tanto, si inventa pure delle canzoni in rima baciata.
Poncho ha strani amici, tipo un procione che si chiama Mago.
Poncho è un armadillo — un armadillo di legno, ma solo quando vive fuori dalla fantasia: appena entra dentro una storia diventa semplicemente Poncho.

Una mattina di mezza estate Poncho si sveglia. A fatica si alza dal letto e va verso la cucina.
«Accidenti, ho finito la terra per la zuppa» mormora fra sé e sé. «Pazienza, mangerò solo qualche filo d’erba e foglia secca».
Mangia quello che gli è rimasto in dispensa, e poi decide di andare a fare una passeggiata, per cercare l’ingrediente fondamentale delle sue ricette: non si trova ovunque della buona terra. Uscendo punta il naso all’insù, guardando le nuvole e annusando l’aria. Gli piace iniziare la giornata così.

All’inizio. Ma proprio all’inizio-inizio, quando non esisteva ancora, o forse sì, e quindi forse è meglio dire “quando non era ancora stato scoperto”.
Ricominciamo: all’inizio, all’inizio-inizio, quando non era ancora stato scoperto, Poncho era solo un pezzo di legno che viveva nella bottega di un falegname. Un pezzo di scarto, a cui nessuno aveva ancora chiesto il nome.
A trovarlo è stata Martina Tonello, che vive a Bologna, di lavoro fa l’illustratrice (ho anche avuto l’onore di intervistarla, qualche tempo fa) e quindi è bravissima a immaginare personaggi e storie.

(courtesy: Martina Tonello)

Dal falegname Martina stava cercando dei pezzetti di legno: le servivano per una mostra — questa — e dopo averne portati a casa un po’, giocando e giocando ha trovato Poncho, a cui mancavano ancora le zampe e le orecchie, ma una brava illustratrice sa vedere le cose anche quando non sono ancora tutte intere.
Poncho partecipò addirittura alla mostra da protagonista, anche se all’epoca era ancora un proto-Poncho. Poi, piano piano, si è fatto largo nell’immaginario della sua scopritrice, ed è diventato il simpatico e sognante armadillo che conosciamo oggi e che sta nella foresta, una foresta illustrata, scenario di tre piccole storie vissute da Poncho e dai suoi amici.

Non essendo egoista, Martina ha pensato che Poncho non dovesse tenerselo tutto per sé e quindi ha cominciato a costruirne altri, fatti a mano uno a uno, ben levigati e dipinti in giallo e blu con colori atossici.
Ne ha fatti 50 e li ha messi tutti dentro a una scatola, insieme al libriccino illustrato che racconta le loro storie.

(courtesy: Martina Tonello)

Il progetto si chiama Nella foresta, e mette insieme scrittura, illustrazione e legno.
«Sono tre elementi di un’unica narrazione. La storia inizia dentro le pagine di un libro, ma continua anche fuori, attraverso una scultura di legno a metà fra l’oggetto d’arte e il giocattolo», spiega Martina. E in effetti Poncho si può usare sia come giocattolo (assolutamente sicuro, con tanto di marcatura CE) sia come scultura da esporre (ma quando non lo vedi, chi ti dice che non se ne vada un po’ in giro per la sua foresta?) ed è solo il primo dei personaggi che prossimamente arriveranno.

Presentato lo scorso 9 novembre presso la LBF Art Gallery di Mondovì (Cn), che ha anche aiutato a curare il progetto, Poncho si acquista online.
Il prossimo 29 novembre sarà anche in mostra da Zoo, a Bologna, durante il festival BilBOlbul.

(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
(courtesy: Martina Tonello)
Musica di Lucandrea Baraldi, animazione di Lorenzo Verri
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