7 giorni a Napoli, 7 illustrazioni: un viaggio disegnato da Andrea Dalla Barba

Vicentino, classe 1991, Andrea Dalla Barba è un illustratore e grafico che prima si è fatto le ossa presso la Scuola Internazionale di Comics a Padova e poi ha continuato a studiare illustrazione (a Macerata e Sarmede) e graphic design (alla DIEFFE Academy a Verona). Oggi collabora con diverse riviste — italiane e non — e se non è al lavoro nel suo studio di Vicenza lo si può trovare a Valencia, sua seconda casa, oppure in viaggio, intento a riempire taccuini con i suoi disegni.

Il logo di Andrea Dalla Barba

Perfettamente a suo agio sia con matite e pennarelli che con il digitale, di recente Andrea lavora più spesso con quest’ultimo, andando però alla costante ricerca di un segno unico e irripetibile: «cerco di mantenere quel fascino che mi ha rapito quando ero ancora all’asilo e coloravo riempiendo gli spazi e sovrapponendo colori», racconta, spiegando che questa caccia al gesto grafico grezzo, naturale e inaspettato lui — che per tre anni ha frequentato un istituto per geometri prima di passare al Liceo Artistico — la vive come una sorta di liberazione dal tratto dritto e pulito che usava per i progetti tecnici.

Lo scorso agosto Andrea è andato in viaggio a Napoli e, non a caso, ciò che l’ha affascinato di più è proprio il caos, la follia e l’inaspettato che è sempre dietro l’angolo.
Da quel viaggio sono nate anche 7 illustrazioni, che gli abbiamo chiesto di raccontarci.
Di seguito, quindi, il viaggio illustrato di Andrea Dalla Barba a Napoli.


Prendere un treno a Vicenza, addormentarsi e svegliarsi, con il profumo dei babà e del caffè, a Napoli una mattina d’agosto.
È così che ci siamo trovati nella città partenopea, più o meno.

7 giorni a Napoli, certo c’è bisogno di più tempo per capire e conoscere questa città ma quei giorni sono bastati per assimilare quanto sia incredibilmente, follemente, caoticamente bella.
Ho realizzato 7 illustrazioni di ciò che mi ha più colpito, avrei potuto farne almeno quattordicimila e quello che non ho illustrato è perché ho preferito mangiarlo e ricordarne il gusto, come: la pizza, la pizza fritta, la bufala, la burrata affumicata, la pasta patate e provola, le sfogliatelle, i babà…

La passione per il calcio, per il Napoli SSC, la senti subito appena scendi dal treno. La città è tappezzata dai murales di grandi campioni, scritte, bancarelle, sciarpe, magliette e bandiere appese tra un balcone e l‘altro come fossero panni stesi.
Un palazzo di 6 piani nei quartieri spagnoli e il grande murales che raffigura el Pibe de Oro argentino, realizzato nel 1990 da Mario Filardi per festeggiare il secondo storico scudetto del Napoli. Un murales che va oltre l’aspetto economico e che rappresenta l’identità di un luogo e del suo popolo.
«Il Napoli non è una squadra di calcio, ma lo stato d’animo di una città».


Una gemma azzurra incastonata tra i palazzi grigi in Via Toledo.
Subito non avevo neanche visto il rivenditore mimetizzato tra centinaia di gadget e magliette del Napoli. Sembrava concentrata tutta lì la passione per il calcio in attesa di esplodere una domenica, allo stadio, al San Paolo. Il tempio, la chiesa di tutti i ferventi azzurri.


Il porto, un luogo apparentemente tranquillo dove fare l’ultimo bagno al calar del sole.
Tantissime persone con i piedi in acqua sedute su sedie una diversa dall’altra, sdraiati su barche anch’esse una diversa dall’altra a raccontarsi quello che succedeva in città, ognuno con la propria versione, una diversa dall’altra.


La pescheria nel Mercato Pignasecca, il più antico della città. Qualsiasi tipo di pesce in qualsiasi recipiente, bottiglie e sacchetti di ghiaccio, il pescivendolo che allontanava le mosche spruzzando acqua, la signora che urlava «due orate!», l’uomo che invece voleva i branzini e noi fermi al centro della via come tonni ad osservare quello che succedeva mentre branchi di sardine ci travolgevano. Un casino perfetto, statico.


La pizza, come vi dicevo non l’ho disegnata ma la pizzeria, quella che sforna circa 750 pizze al giorno con un solo forno a legna, sì, meritava di essere ricordata. È pure una delle migliori pizzerie di Napoli. Poi c’è ne sono altre migliaia, come quella che vanta il primato di aver inventato la pizza margherita nel 1889.
La pizza è Napoli.


In passato era un passaggio da cui si estraeva il materiale lapideo che servì per costruire Neapolis. In seguito divenne un pozzo di un metro per un metro quando i greci sfruttarono le cave per creare un acquedotto e infine fu allargato per costruire delle scale che tutt’oggi portano giù a 40 metri. L’acquedotto, ormai in disuso, divenne un rifugio per la popolazione durante la seconda guerra mondiale.
La Napoli sotterranea è un luogo incredibile, pieno di storia, un universo parallelo, silenzioso quanto la città è rumorosa.


Salire a Castel sant’Elmo a 250m sopra il livello del mare alle ore 13.00 di fine agosto non è stata una bellissima idea, ma abbiamo incontrato lui, il genio, il boss delle granite.
Di solito se prendo una granita la prendo alla menta ma questa al limone fatta in casa è stata incredibile, lì quasi alla fine della salita, ci ha dato le forze per arrivare alla vetta da dove puoi vedere tutta Napoli. Un universo a parte, un mondo nel mondo,  qualcosa che ti prende e ti travolge con il suo incredibile miscuglio di emozioni, sensazioni che si strattonano ciascuna, suonano il clacson, sfrecciano, urlano per prevalere sull’altra, riuscendo infine a convivere in un vortice di rara bellezza. 


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