La rivista di disegno Fukt dedica il nuovo numero al concetto di sistema

In una lungo profilo uscito un paio di anni fa sul New Yorker, il musicista Jack White, già fondatore dei White Stripes, raccontava il suo metodo: comporre i pezzi in una stanza silenziosa — una e una soltanto, sempre la stessa — usando un registratore a quattro tracce, perché «con i computer puoi usare trecentodieci tracce se vuoi, ma è troppa libertà. Ho le mie regole, e posso piegarle, se voglio, ma riesco a vedere i confini dentro i quali sto lavorando».

Quello di White è un sistema. Escogitato per dare il massimo dentro a una gabbia ristretta, lasciando fuori tutte le potenziali distrazioni. La strategia — chi ama la sua musica lo riconoscerà — evidentemente funziona.
Etimologicamente il concetto di sistema deriva dal greco synístēmi, che sta per tenere insieme, compattare, organizzare. Un sistema — filosofico, fisiologico, linguistico, politico, economico, informatico o visivo che sia — è composto da diverse parti che interagiscono tra loro. Tutto è al suo posto (o perlomeno dovrebbe esserlo), ci sono delle gerarchie precise e delle regole, più o meno rigide, che ne permettono il funzionamento.

Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)

Sistema come metodo. Sistema come procedimento, come strategia, come struttura, come gabbia. Chi fa arte può decidere di entrarci volontariamente nella gabbia, o costruirsene una, magari stretta stretta, come White, per esplorarne ogni singolo astratto, per saggiarne i limiti e magari, quand’è il momento, superarli e uscire fuori.
Escogitare il sistema per poi rompere il sistema. Fuck the system. Anzi, Fukt the system, come il titolo — un gioco di parole con il nome della rivista — del nuovo numero del magazine Fukt, il diciottesimo, che è appunto interamente dedicato al concetto di sistema.

Fondato nel 1999 da Björn Hegardt e Ariane Spanier, Fukt è di base a Berlino, esce in appena un numero all’anno e tratta di disegno, pubblicando le opere dei più interessanti autori contemporanei oltre a interviste e approfondimenti.
In questo caso il materiale, come accennato, è relativo ai sistemi: sia quelli che gli artisti usano per lavorare — «stabilire regole, ordinare i materiali, seguire orari e prassi specifiche» — sia quelli che invece sono l’oggetto della ricerca artistica, che proprio attraverso l’arte vengono indagati e spesso messi in discussione.

Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)

Sotto alla copertina rotante, nelle 224 pagine di Fukt n.18 c’è spazio per alcuni grandi nomi del disegno e per talenti emergenti, ciascuno coi propri sistemi da raccontare o provare a distruggere.
Gli ospiti vanno da Jim Carrey (quel Jim Carrey, l’attore che da qualche anno fa anche il pittore e con una delle sue opere ha fatto pure incazzare Alessandra Mussolini) a Giorgia Lupi, e poi Judith Braun, Hanne Darboven, Julie Mehretu, Trisha Brown, Santiago Ramón y Cajal, Sougwen Chung, Lionel Favre, Stella Geppert, Parul Gupta, Pablo Helguera, Ingrid Lønningdal, Pierre Lionel Matte, Morgan O’Hara, Tony Orrico, Bhagwati Prasad, The Captured Project, Yngvild K. Rolland, Darja Shatalova, Yuya Suzuki, Andreas Töpfer, Patrick Tresset, MONOBLOQUE, Samuel Vanderveken, Victor Wong, Katrin von Lehmann e Bjarni H. Þórarinsson.

La rivista si può acquistare online e in Italia è in vendita da Reading Room.

Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
Fukt Magazine n.18, settembre 2019 (courtesy: Fukt Magazine)
co-fondatore e direttore

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