La carta igienica è la protagonista del nuovo numero di Ordinary Magazine

Quando si diventa genitori e si mette su famiglia il proprio rapporto con la carta igienica entra in un nuovo, inaspettato livello.
Certo, coi rotoli abbiamo a che fare fin da piccolissimi: prima sono i grandi che staccano i foglietti e ci puliscono, poi li staccano e ce li passano, finché impariamo a far tutto da soli, e allora la carta igienica smette di esser l’ennesima “cosa da grandi” e diventa consuetudine. La si compra ma non se ne parla, ci si assicura che non manchi mai ma quando si gira per strada col super-pacco da 18 sotto braccio lo si fa con un po’ di imbarazzo.

Durante quella lunga, talvolta spensierata e più spesso problematica parentesi che va dall’infanzia a ciò che comunemente viene definita come “età adulta”, si imparano i mille e più altri usi della carta igienica: cannocchiale per esplorazioni al parchetto, blocco per gli appunti d’emergenza, ludico sfogatoio per gatti, strumento per il make-up, arma goliardica — fin quando, col sopraggiungere delle responsabilità e delle rotture di scatole della vita quotidiana, i rotoli tornano a fare i rotoli, se ne rimangono chiusi in bagno e da lì escono soltanto per finire nel cestino della differenziata.

Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)

Mai poi.
Ma poi arrivano i figli, e il nido, e la materna, e le maestre o i maestri che attaccano cartelli sulla porta della classe — «si prega i signori genitori di portare rotoli di carta igienica».
Ci sono maschere da fare, e razzi, e decorazioni per l’albero di Natale, e gufetti, e apette, e gattini, e generici lavoretti che prima o poi, inevitabilmente, finiranno anch’essi nel cestino della carta.

La casa, a quel punto, comincia a riempirsi di rotoli esauriti: li trovi infilati in sacchetti accanto alla porta d’ingresso («E questi?» «Per la scuola»), nascosti nello sgabuzzino («E questi?» «Per la scuola»), impilati sotto alla mensola della cucina («E questi?» «Per la scuola») e, laddove i genitori siano due, c’è sempre quello responsabile pronto ad accanirsi su quello distratto quando quest’ultimo, uscito dal bagno, farà per buttare il rotolo finito nel bidone («No! E per la scuola?»).

Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)

Dev’essere successo qualcosa di analogo («E questo?» «È per quel progetto fotografico…») nelle case degli artisti coinvolti nel nuovo numero di Ordinary Magazine, rivista sperimentale tra le più interessanti nel panorama dell’editoria indipendente, e caratterizzata da numeri monotematici interamente dedicati a oggetti umili, banali — ordinari, appunto — come la spugna, le posate di plastica, i cotton fioc, il calzino bianco, il sacco della spazzatura, l’aria (!), la cannuccia.

Oggetti che vengono spediti a una serie di fotografi e designer di tutto il mondo invitandoli a farci qualcosa: i risultati, poi, finiscono sulle pagine di Ordinary, che per l’ottava uscita ha deciso di puntare proprio sulla carta igienica, offerta anche in allegato al volumetto, come sempre capita con ogni uscita del magazine.

Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
Ordinary Magazine n.8 — Toilet Paper
(fonte: ordinary-magazine.com)
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