(fonte: vincentlynen.tumblr.com)

Play Boys: un corto d’animazione sugli uomini che fanno cose stupide

La trama è un fattore secondario: ci sono uomini, che fanno cose stupide, che fanno cose molto stupide, tra birre, armi, macchine e ragazze. La lettura può essere molteplice, in base ai punti di vista: una celebrazione stereotipata e un ottusa («so’ ragazzi»)? Una critica al machismo di certi omuncoli e alla loro visione sessista? L’affresco di un mondo di provincia senza via di scampo?

Vincent Lynen, l’autore di quest’animazione di sette minuti intitolata semplicemente Play Boys, la descrive con uno vago «un film su macho, fucili, macchine, motociclette e ragazze bollenti». Ma, appunto, l’intreccio narrativo qui ha davvero un’importanza relativa. Fondamentale invece è l’aspetto puramente visivo — lo stile delle illustrazioni, le dimensioni degli elementi e dei personaggi, che rimandano a un certo immaginario anni ’90 (i primi due Grand Theft Auto, le Micro Machines) — e l’interazione tra i diversi ambienti, che hanno gli uni conseguenze sugli altri, in uno spazio tutt’altro che coerente e, di nuovo, che ricorda le modalità di gioco dei bambini, capaci di sfruttare le diverse superfici a disposizione in maniera originale e senza sottostare più di tanto alle leggi della fisica.

Realizzato nel 2016 come tesi di laurea presso il KASK Conservatorium di Gent, in Belgio, in questi due anni il video ha girato i festival di mezzo mondo vincendo anche diversi premi. Da pochi giorni si può vedere integralmente su Vimeo, mentre sul sito di Lynen, che è regista d’animazione e illustratore, sono raccolti i disegni che usa per i suoi corti.

(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
(fonte: vincentlynen.tumblr.com)
Altre storie
Luftraum: un video sperimentale tra riprese fatte da droni e inaspettata inquietitudine