Simbolo di nascita e di morte, di assenza come di pienezza, di luce solare e luce interiore. Per gli scrittori è un incubo. Per i grafici significa dare ossigeno e spazio vitale a una pagina. Per i fotografi bilanciarlo bene è una religione. Per i pittori e i designer c’è l’imbarazzo della scelta: antico, avorio, zinco, titanio, neve, osso, fantasma. Parlo ovviamente del bianco, al quale ogni cultura ha legato aspetti cruciali della propria cosmogonia e dei propri riti, anche se una delle definizioni più belle, a proposito di quello che spesso viene considerato come un non-colore, l’ha scritta Kandinskij, che nel suo Lo spirituale nell’arte lo indica come «un silenzio che non è morto, ma è ricco di potenzialità».

Bianco come tela ancora da riempire, dunque, che è anche il concetto da cui sono partiti gli editori della rivista indipendente Sindroms — che dedica ogni numero a un colore diverso, esplorandone significati, complessità, emozioni, ispirazioni e storie — per costruire la loro nuova uscita, la terza, focalizzata appunto su quello che i latini chiamavano albus o candidus, adoperandone uno per ciò che è pallido e l’altro per quello che è lucente.

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Attraverso editoriali, interviste e approfondimenti su arte, design e moda, White Sindroms, che arriva dopo il Red Sindroms e lo Yellow Sindroms, va a toccare temi facilmente associabili al bianco, come il minimalismo, il vuoto, l’equilibrio, il perfezionismo, la calma, la creatività, l’invecchiare («il tempo che passa lascia tracce su una superficie bianca», ha scritto una volta un mostro sacro della moda come Martin Margiela che, fin quando è rimasto in attività, aveva nel bianco una delle bussole della sua poetica e dei simboli del suo marchio).

In uscita a febbraio, il White Sindroms si può prenotare online.

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

Sindroms n.3 — White, febbraio 2019
(fonte: sindroms.com)

la storia e la complessità, evocando gli stati d’animo associati ad esso, i link mentali, e rappresentandone il ruolo attraverso l’arte, la musica, la moda, la fotografia e il design.

Il bianco è quasi il simbolo di un mondo in cui tutti i colori,
come principi e sostanze fisiche, sono scomparsi.

E’ un mondo così alto, rispetto a noi, che non ne avvertiamo il suono.
Sentiamo solo un immenso silenzio che, tradotto in immagine fisica,
ci appare come un muro freddo, invalicabile, indistruttibile, infinito.

Per questo il bianco ci colpisce, come un grande silenzio che ci sembra assoluto.

Interiormente lo sentiamo come un non suono, molto simile alle pause musicali che interrompono, brevemente, lo sviluppo di una frase o di un tema, senza concluderlo definitivamente.

E’ un silenzio che non è morto ma ricco di potenzialità.

Il bianco è il suono di un silenzio che, improvvisamente, riusciamo a comprendere.
E’ la giovinezza del nulla, o meglio, un nulla prima dell’origine, prima della nascita.

, «un niente pieno di gioia giovanile o, per meglio dire, un niente antecedente alla nascita, antecedente all’inizio», scriveva Kandinskij

Per i fotografi il suo bilanciamento è

Il nuovo numero di Sindroms è dedicato al bianco