Ripeto quanto già scritto per la Scatola di Architettura, parafrasando le parole dello stesso Munari: i giochi migliori non hanno bisogno di istruzioni. Non servono per una palla, non servono per un frisbee, non servono per le costruzioni a mattoncini. Basta l’intuito, basta provare. Si chiama autoapprendimento, è un fattore essenziale nella formazione e nell’educazione dei bambini, ed è anche il principio-guida di un gioco come Galapagos Game, sviluppato dal designer Felix Salut.

Composto da 54 tessere prodotte in materiale acrilico con sopra serigrafate nove diverse forme geometriche, il gioco si può utilizzare nei modi più disparati: per creare figure, personaggi, percorsi e, soprattutto, lettere e parole. Proprio le lettere sono alla base dell’idea, più precisamente un carattere tipografico, il Galapagos, disegnato dallo stesso Salut insieme alla fonderia digitale svizzera Dinamo, ma inizialmente ideato dal designer per un bizzarro cortometraggio intitolato Shut Up I’m Counting, che ha anche dato vita a una pubblicazione.

Uscito in principio in una costosissima edizione limitata con tessere di grande formato, il Galapagos Game è stato “ridotto” in una più abbordabile e comoda versione tascabile. Si può ordinare online, scrivendo a Salut, che lo spedisce dal suo studio di Amsterdam.

Galapagos Game
(foto: Vytautas Kumza | fonte: felixsalut.com)

Galapagos Game
(foto: Vytautas Kumza | fonte: felixsalut.com)

Galapagos Game
(foto: Vytautas Kumza | fonte: felixsalut.com)

Galapagos Game
(foto: Vytautas Kumza | fonte: felixsalut.com)

Galapagos Game
(foto: Vytautas Kumza | fonte: felixsalut.com)

[via]

Galapagos Game: un gioco tipografico