Ogni giorno un creativo pubblicitario si sveglia e sa che dovrà correre con la sua mente, attivando la modalità… pensiero laterale.
Ogni giorno, puntualmente, la realtà lavorativa infrange i sogni con la stessa delicatezza di un polpo che viene sbattuto sugli scogli. I loghi diventano sempre più grandi, le parole non esistono più, la forma ha la meglio sulla sostanza e la comunicazione va a peso di click.
In un battito di ciglia del cliente, si passa dalla modalità pensiero laterale alla modalità pensiero banale.

Così per evitare il suicidio collettivo dei propri neuroni, un creativo che ha il bisogno impellente di esprimersi inizia a fare parkour tra le sue idee, cercando di capire dove potrà zompettare felice nella sua isola che — al momento — non c’è.

È personalmente provato che la voglia di esprimersi creativamente in altro, è proporzionale all’insoddisfazione creativa del lavoro che ti fa portare a casa uno stipendio. Ma cosa succede quando dei sognatori coraggiosi, utopici e socialmente attivi contro la disillusione di massa, decidono di rivoluzionare la propria vita passando al lato B?

(courtesy: Giuliano Starz)

Il lato B non lo intendiamo come accezione contemporanea di un fondoschiena tonico. Ma ci riferiamo all’altro lato dei 45 giri, quello che pochi ascoltavano, alcuni snobbavano, ma che in realtà nascondeva delle chicche fuori dall’ordinario, perché libero da ogni aspettativa.
Questo è il lato B di un creativo pubblicitario: quando finalmente ascolta se stesso e decide che volere è volare.
Non più solo svegliarsi ogni mattina per correre.
Poi, che per arrivare al lato B ci voglia oltre alla determinazione anche il fattore C___ questa è un’altra storia!

Siamo pronti a dare la parola a tutti quei pubblicitari o ex tali che vivono creativamente felici e contenti: il copy umorista, l’art director illustratore, il graphic designer street artist, dj e tatuatore. Insomma chi più ne ha più ne metta, di lato B ovviamente!

Il lato B dei creativi pubblicitari: una nuova rubrica di Frizzifrizzi