Save the date | Rampe: sguardi sullo skateboarding

Grafica di Francesco Poroli
(courtesy: Rampe)

Forse non sono la persona più adatta per parlare della cultura legata allo skate. Sono salito sopra alla tavola solo per qualche anno, da ragazzino, tra l’altro senza rompermi mai niente (indice, probabilmente, di scarsa applicazione) e rimediando appena qualche escoriazione,
Cominciai, se non ricordo male, per via di California Skate, il film con Christian Slater. Avevo 10 o 11 anni. O meglio, avevamo. Eravamo io e il mio amico Andrea, che abitava proprio accanto a una lunga discesa d’asfalto. Era lì che ci esercitavamo.

Già allora, seppur alle prime armi, lontani da qualsiasi “scena”, da assoluti autodidatti e senza maestri (compravamo però un giornaletto, Skate, in cui guardavamo ammirati le evoluzioni — questa non so quanto la provammo —, scoprivamo chi erano Steve Caballero e Tony Hawk, ci giocavamo gli adesivi, sbavavamo davanti alle grafiche della Powel Peralta, della Santa Cruz e della Bones Brigade, ci eccitavamo davanti alle paginette centrali come questa). Già allora, dicevo, eravamo ben coscienti di una verità assoluta, e cioè che lo skate non va spiegato. Lo skate va praticato, va vissuto, o al limite anche soltanto guardato. Può essere raccontato, ma non spiegato.

© Alberto Della Beffa
(courtesy: Rampe)

I nostri genitori ovviamente chiedevano, provavano a capire, ma non ci riuscivano. Così molti nostri compagni di scuola. Ma ad esempio c’era una ragazzina, Elisa, che abitava lì vicino e che veniva sempre a guardarci. Era più piccola di noi, un po’ appiccicosa, un po’ innamorata, credo, ma soprattutto curiosa di quella cosa nuova che nel paesino in cui abitavamo era appena arrivata. Ogni pomeriggio si affacciava alla finestra, ci osservava da lì, poi scendeva in strada col fratellino, e stava il più possibile prima che il padre, incazzato, uscisse sul balcone a richiamarla in casa. A un certo punto comprò pure lei uno skate, convincendo non so come i genitori. Solo poche volte ebbe il coraggio di scendere giù con noi, ma tanto bastava: aveva guardato e aveva capito e aveva provato. Anche per lei, come per me e Andrea, sarà stata solo una parentesi, ma sono piuttosto sicuro che abbia afferrato quel che c’era da capire.

Diceva Craig Stecyk, uno dei primi e più grandi narratori che la skate culture abbia mai avuto, riferendosi agli Z-Boys: «Duecento anni di tecnologia americana ha involontariamente creato un enorme parco giochi di cemento con un potenziale illimitato. Ma a poter vedere quel potenziale erano le menti degli undicenni».

© Ramon Zuliani
(courtesy: Rampe)

Lo skate è molto chiaro. Assomiglia al punk, per molti versi, che è un altro fenomeno che puoi raccontare ma non spiegare.
Una tavola, quattro ruote. Il punto d’incontro tra un mezzo, un gioco, uno sport, uno stile di vita, un’esplorazione del territorio e una rivendicazione degli spazi, talvolta una moda, sicuramente una cultura, composta di mille sfumature condizionate dal luogo geografico, dall’età, dalla società tutt’attorno.

In quanto tale, in quanto cultura, ha un suo immaginario e una sua estetica. Ne ha molte, in realtà. Con alcuni punti in comune e molte differenze.
A offrire uno sguardo piuttosto eterogeneo sullo skate arriva una mostra, Rampe: sguardi sullo skateboarding, organizzata a Bassano del Grappa presso il Corpo di guardia del Castello, dal 15 giugno al 15 luglio.

Protagonista del progetto — che non consiste soltanto in un’esposizione ma anche in una serie di eventi, tra presentazioni, incontri e approfondimenti su temi e discipline “affini” come la street art, la musica e la moda — è ovviamente la tavola, che per l’occasione è stata decorata o reinterpretata da 15 artisti che lavorano in diversi campi, dall’illustrazione alla ceramica, dalla pittura alla street art.

Ci sarà spazio anche per la rappresentazione dello skate e dell’andare in skate, attraverso gli scatti di sei giovani fotografi, e un’installazione video con le opere di tre filmmaker, che lasceranno poi spazio a un’altra installazione, stavolta audio.

© Riccardo Guasco
(courtesy: Rampe)

I nomi coinvolti sono quelli di Agnieszka Kurek, Alberta Curti, Andrea Dalla Barba, Andrea Koes Crestani, Annaviola Faresin, Fabio Bajo Baggio, Caterina Cornale, Davide Rankore, Francesco Poroli (che ha curato anche la grafica dell’evento), Diego Knore, Giacomo Zonta, Giulio Polloniato, Lorenzo Zanovello, Massimo Baggio, Riccardo Guasco e Rocco Marchesan per le tavole, Alberto Della Beffa, Alberto Scattolin, Andrea Zandrelli, Federico Casella, Ramon Zuliani e Tommaso Zonta per le foto, Calvin James Lewis, Tommaso Parise e Fabio Tabacchi per i video, e Francesco Ganassin per l’audio.
Infine un gruppo di studenti del liceo artistico De Fabris di Nove (VI) presenterà un’esplorazione della grafica su legno e della fotografia dinamica.

Rampe

QUANDO: 15 giugno — 15 luglio 2018
OPENING: 15 giugno | 18,00 — 21,00
DOVE: Corpo di guardia, Castello degli Ezzelini | Bassano del Grappa
INFO: facebook | rampebassano.com

© Francesco Poroli
(courtesy: Rampe)

© Fabio Bajo Baggio
(courtesy: Rampe)

© Alberto Scattolin
(courtesy: Rampe)

© Tommaso Zonta
(courtesy: Rampe)

© Federico Casella
(courtesy: Rampe)