Siamo nel 1494. Colombo ha “scoperto” l’America due anni prima e ora se ne va in giro per la Giamaica; Carlo VIII di Francia semina scompiglio in Italia; a Trebisonda, in Turchia, nasce Solimano I, che poi verrà detto “il Magnifico”; Gutenberg è morto (in bancarotta) da quasi trent’anni ma la sua invenzione, la stampa a caratteri mobili, si è già diffusa a macchia d’olio e sono centinaia le tipografie che lavorano in tutta Europa: una rivoluzione che sta portando un antichissimo mestiere come quello del miniaturista (o miniatore, che dir si voglia) sul viale del tramonto.

Ma nei monasteri si lavora ancora sui manoscritti. Nel sud della Germania, nell’odierna regione del Baden-Württemberg, a Bad Urach, un monaco, un certo Stephan Schriber, lavora sui codici scritti e decorati a mano tenendo con sé una sorta di “quaderno della brutta”, un blocco di schizzi in cui provare, sperimentare e appuntare lettere, miniature e decorazioni.
Quel quaderno, conservato presso la biblioteca statale bavarese di Monaco, risale proprio al 1494, ed è una rara occasione di vedere il dietro le quinte di chi lavorava ai meravigliosi manoscritti che oggi possiamo ammirare nei musei.

Animali, mostri, paesaggi, iniziali, intricati esempi di calligrafia, pattern, cornici, prove di impaginazione, disegni non finiti: lo “sketchbook” di Schriber è un documento meraviglioso e, per nostra fortuna, è stato digitalizzato e messo online, dove si può sfogliare interamente.

(fonte: daten.digitale-sammlungen.de)

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