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Le carte da gioco dei fuorisede

Delle luci di Natale, delle canzoncine, dei babbi natali di ceramica e di tutti i ninnoli natalizi, già dal 25 dicembre non ne potevo più, ma quando è il momento di conservare gli addobbi trovo insensato metter via anche i giochi di società, le tabelle della tombola, ma soprattutto le carte da gioco.
Subisco il fascino della facciata decorata e ciò che nasconde, giocare a carte ai tavolini del bar è naïf e mi piace da matti, mi piace molto la cerchia di gente che si crea nel vedere che giochi e sei preso dalla strategia, oltre al fatto che a carte ci giocano intere comitive di vecchietti nei loro circoletti, e questo aumenta il fascino del gioco delle carte e le rende l’Istituzione.
Il lotto, le scommesse, le slot machine sono per i consumatori, le carte da gioco per gli intenditori.

E così, sovvertendo tutte le regole del Natale, ho deciso di tenere in borsa un pacchetto di carte, queste però sono disegnate da Andrea Cacucciolo, in arte Menata, illustratore di origine barese e bolognese di adozione che ha rivisitato le carte Napoletane chiamandole Altrovetane, che, spiega, sono nate in questi anni di università lontano da casa — per questo “altrove” — raccontando con ironia i cliché, le storie di vita, le suggestioni e le conoscenze di uno studente fuori sede.

I semi delle carte restano invariati tranne che per i bastoni che diventano cannoni, le figure sono chiaramente riarrangiate, le carte, identiche nel formato di quelle da gioco, al tatto sembrano di velluto, profumano di inchiostro e la sensazione è quella di avere un piccolo gioiellino di design in tasca, col quale però è possibile sbaragliare gli avversari di gioco.

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