Tempo fa guardavo con immutata gratitudine The Trouble with Harry, uno dei miei film preferiti di Alfred Hitchcock. Ambientato nel Vermont La congiura degli innocenti, questo il titolo italiano, ha tanti pregi che non sono qui a elencare. Il motivo per cui lo cito potrebbe sembrare astratto ma è grazie a questo film che mi sono chiesta a che punto sia oggi l’arte della ceramica.

In una divertente sequenza si vedono infatti Sam Marlowe (John Forsythe) e Miss Ivy Gravely (Mildred Natwick) dedicarsi con cura alla scelta di una perfetta tazza in ceramica. Osservando la scena ho desiderato ardentemente una nuova tazza da tè e subito dopo ho iniziato a indagare il mondo della ceramica contemporanea poi, come spesso accade, anche Simone Sbarbati ci ha messo lo zampino quando tempo fa ha scritto su Frizzifrizzi di Vitamin C: Clay and Ceramic in Contemporary Art.

Hannah Stouffer, “The New Age of Ceramics”, Gingko Press, luglio 2016

È stato in questo ricercare che ho scovato un altro interessante libro: The New Age of Ceramics di Hannah Stouffer, pubblicato da Gingko Press.

L’autrice elenca circa 40 artisti che negli ultimi anni hanno trattato in modo innovativo la ceramica, di ognuno è possibile ammirare alcuni dei lavori — il prezioso tomo contiene circa 200 immagini a colori — e scoprire i processi di lavorazione, i materiali e le tecniche, così come lo spirito di sperimentazione che c’è dietro all’opera del singolo artigiano.

Leggendo qua e là ho scoperto che – soprattutto nell’ultima decade – la materia ceramica e i suoi diversi tipi (terrecotte, argilla, ma soprattutto il grès e la porcellana) sono stati al centro di una piccola rivoluzione artistica. La ceramica è sempre la stessa da millenni, ma ha oggi nuove forme e significati.

Le produzioni sono ironiche e dissacranti, vicine all’estetica contemporanea e con incursioni in altri territori creativi; penso alle donne in abiti ottocenteschi di Jessica Harrison che esibiscono tatuaggi old school, oppure ai busti femminili di Jess Riva Cooper in cui una fitta vegetazione sboccia dai volti delle donne e sulla loro pelle viene anche dipinta.

Infine — per citare un’altra artista presente nel libro di Gingko Press — a Livia Marin con i suoi servizi da tè liquefatti, in cui la forma originale si rompe liberando sia il contenuto sia il pattern decorativo, così da formare un nuovo oggetto che sembra più tangibile del vero e incita a essere toccato.

La ceramica è con noi da più di 20.000 anni, la usiamo ogni giorno e da sempre questi manufatti non hanno confini di classe o geografici. Come spiega l’autrice nell’introduzione, è proprio la versatilità di questo materiale a non averlo mai reso obsoleto e nel tempo le tecniche tradizionali si sono armonicamente fuse con quelle moderne; il risultato sono opere che giocano con i metodi di creazione ma anche e soprattutto con l’estetica, le forme e le funzioni del prodotto finito.

Il volume suddivide gli artisti selezionati in temi di ricerca: Functional Forms, Decorative Vessels, Ode To Tradition, Abstracted Works, Sculpting & Casting, Exploring Shapes e Figurative Works.
Avendoci preso gusto ho continuato a fare ricerca in questa direzione e scoperto che sì, stiamo davvero vivendo una nuova era della ceramica. Gli artisti scelgono tra un’ampia varietà di temi e molti dei loro lavori sono giocati sullo spaesamento percettivo.

Tra quelli scovati in rete ci sono Chris Antemann, Juliette Clovis, Evelyn Tannus, Keiko Masumoto, Mary O’Malley, Roni Landa e Ronit Baranga, per suggerirvi qualche nome.

Non tutte le opere sono pezzi unici prodotti a mano, alcune sono riprodotte in serie, ma quello che ho visto è davvero stimolante e sì, adesso ho davvero bisogno di una nuova tazza da tè, mi piacerebbe un servizio con formichine e insetti realizzato da Evelyn Bracklow e perché no, anche un piattino da portata in stile orientale di Don Moyer Calamityware con i tentacoli di Cthulhu che mi spuntano tra i biscotti al burro.